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A Rimini, presso il Castel Sismondo, nei giorni 27-28-29 Ottobre 2017 avrà luogo l’evento “I CASTELLI IN EPOCA MALATESTIANA. RESIDENZA E DIFESA IN ITALIA TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO”.

Promotore dell’iniziativa in argomento, assieme al Comune di Rimini, è l’Istituto Italiano dei Castelli. Si tratta di un’organizzazione culturale senza scopo di lucro, nata nel 1964, che svolge la sua attività essenzialmente su quattro fronti:

1. Lo studio storico, archeologico e artistico dei castelli e dei monumenti fortificati.
2. La loro salvaguardia e conservazione.
3. L’inserimento delle architetture fortificate nel ciclo attivo della vita moderna.
4. La sensibilizzazione scientifica e turistica dell’opinione pubblica.

Il PROGETTO nasce dall’idea di celebrare la Figura di Dino Palloni, nella sua città, a cinque anni dalla prematura scomparsa.
Nell’ambito dell’Istituto Italiano dei Castelli fu un instancabile studioso e storico delle fortificazioni e promotore del “Gruppo Giovani” denominato successivamente “Gruppo di Studio della Sezione Emilia Romagna”. La concomitanza dell’iniziativa con le celebrazioni Malatestiane, promosse dall’Assessorato alle Arti del Comune di Rimini, hanno reso possibile l’ideazione di un progetto culturale di forte valore scientifico che si pone l’obiettivo di valorizzare il patrimonio castellano legato all’influenza malatestiana mettendolo in relazione con esempi di carattere nazionale attraverso un approccio scientifico e divulgativo volto ad analizzare non solo gli aspetti architettonici, ma anche quelli politici, militari e sociali.

L’EVENTO proposto si compone di diverse sezioni e sessioni dedicate a promuovere ad un pubblico specialistico, ma anche e soprattutto ai cittadini riminesi, l’immenso patrimonio culturale rappresentato da Castel Sismondo e dal sistema difensivo malatestiano.
Il Castello di Rimini, sarà oggetto di interessanti relazioni legate alla storia, ai restauri e alle recenti scoperte archeologiche.
Il Castello verrà inoltre presentato al pubblico attraverso un ciclo di visite guidate finalizzate a far conoscere gli aspetti storici e castellologici con il supporto di ricostruzioni storiche, ad alto livello qualitativo, proposte da Associazioni del territorio riminese che ricostruiranno, sulla base di dati storici, alcuni ambienti della fortezza al tempo di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Anche la città ed il suo territorio saranno al centro delle tematiche proposte attraverso contributi focalizzati a evidenziare elementi di novità come nei casi di Porta Galliana, e di altri contesti malatestiani, in città e nel territorio.

In occasione delle iniziative culturali, promosse dal Comune di Rimini e dall’Istituto Italiano dei Castelli, sarà possibile visitare gratuitamente Castel Sismondo attraverso due proposte di visita guidata dedicate alla storia della più importante fortezza malatestiana.

Le VISITE GUIDATE saranno di due tipologie:

– Il percorso di visita “A” proposto dal Gruppo di Studio “Dino Palloni” della Sezione Emilia Romagna dell’Istituto Italiano dei Castelli, sarà dedicato alla storia dell’edificio attraverso le sue fasi costruttive e le sue caratteristiche difensive nel rapporto con l’architettura militare del Rinascimento italiano. Durante il percorso sarà possibile visitare anche la sala didattica dedicata ai castelli dei Malatesta. Ai visitatori verrà fornita una scheda tecnica conoscitiva al fine di poter meglio comprendere i temi proposti. La durata della visita sarà di circa novanta minuti.

– Il percorso di visita “B” organizzato dall’Associazione Culturale COMPAGNIA DI SAN MARTINO e in collaborazione con l’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA, approfondirà gli aspetti di vita quotidiana, militare e civile, attraverso un racconto caratterizzato da alcune ricostruzioni di ambienti del castello dove attraverso momenti di animazione storica e didattica sarà possibile approfondire temi dedicati alla difesa delle roccaforti rinascimentali con focus dedicati alle armi e alla guarnigione. Verranno ricostruiti anche alcuni ambienti nobiliari dove si potranno incontrare alcuni personaggi della corte di Sigismondo Malatesta.

Per tutti i dettagli, anche con riferimento a giorni e orari delle visite guidate, CLICCA QUI 

 

coltelli VignolaDomenica 15 OTTOBRE 2017, in occasione dell’evento Le Erbe degli Sforza, torneremo nella piazza antistante la Rocca di Riolo Terme (RA) con tre banchi didattici del tardo Quattrocento italiano.

Nell’edizione di quest’anno, grazie a IMAGO ANTIQUA potrete approfondire il funzionamento della balestra e dei suoi accessori, scoprire quali oggetti e suppellettili di uso quotidiano erano più comunemente venduti dai merciai, nonché comprendere i processi artigianali sottostanti alla costruzione e all’assemblaggio dei coltelli.

Il pubblico potrà interagire con i nostri Ricostruttori Storici in abiti del XV secolo, che mostreranno non solamente repliche di livello museale, ma anche originali coevi provenienti dalle proprie collezioni, mettendo in evidenza in un confronto diretto tutti i dettagli che normalmente sfuggono all’osservazione del grande pubblico, nonché la difficoltà di riprodurli in maniera filologicamente accurata.

Le Erbe degli Sforza 2017_1 di 2      Le Erbe degli Sforza 2017_2 di 2


 

 

 

 

 

 

Notizia dell’evento sul sito del Comune di Riolo: LEGGI QUI

Mercato didattico IMAGO ANTIQUA nell’edizione 2016: VEDI IMMAGINI 

Manifesto mostra

Teatro Galli – Rimini, Piazza Cavour

Inaugurazione sabato 2 settembre, ore 18

dal 3 al 10 settembre aperto ore 10-13/16-23
dal 12 settembre al 29 ottobre aperto ore 16-19
lunedì non festivo chiuso – Ingresso Libero

Si tratta di un’esposizione intrigante e fuori dagli schemi usuali, che incrocia le celebrazioni del 600esimo anniversario della nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta con gli eventi del motociclismo mondiale. Ne sono enti promotori il Comune di Rimini e l’Università di Bologna.

L’idea prende spunto dai risultati di una ricerca scientifica condotta da Thessy Schoenholzer Nichols ed Elisa Tosi Brandi, accademiche di grande rilievo nell’ambito della Storia del Costume e della Moda, avente ad oggetto l’indumento forse più rappresentativo del guardaroba maschile medievale: il farsetto.

Imbottito, aderente, ergonomico, il farsetto nasce come sistema di difesa passiva per il cavaliere sotto l’armatura. Funzionale ed elegante sottostruttura, dall’ambito militare esso diventa indumento quotidiano. Indagato anche nelle sue caratteristiche sartoriali, grazie all’apporto di fonti materiali, in questa mostra il farsetto è stato paragonato ai giubbotti del motociclista.
Fulcro dell’esposizione è la collaborazione nata con il reparto “Prodotto e sviluppo” della Spidi Sport che ha analizzato e sviluppato i cartamodelli dei farsetti medievali, realizzando prototipi in pelle per nuovi indumenti.

I giubbotti ispirati ai farsetti, le ricostruzioni storiche e l’attrezzatura ultratecnologica dei piloti del MotoGP pensata e disegnata da Aldo Drudi (Drudi Performance), illustrano diversi percorsi di ricerca intrapresi da storici, protitipisti e designer sugli oggetti antichi, visti come fonti da cui trarre qualche ispirazione per migliorare prestazioni e sicurezza, offrendo una nuova immagine ai cavalieri di oggi.

L’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA prende parte attiva alla mostra attraverso il prestito dell’armatura di piastre appartenente al proprio membro Andrea Carloni (Presidente), posta in associazione ideale con la tuta e le protezioni da centauro realizzate da Spidi Sport su design di Aldo Drudi.  

Si tratta delle replica rigorosa di un insieme composito di fattura lombarda, conservato presso il Museo F. Gonzaga di Mantova (inv. B1 e B3) e databile, secondo le teorie oplologiche più recenti, agli anni 1475-80 circa; alcune pezze minori, essendo mancanti nell’originale – ci riferiamo più precisamente a guardareni e batticulo – sono state mutuate dalla celebre “armatura Sanseverino”, morfologicamente similare ed esposta al Kunsthistorisches Museum di Vienna (inv. A3).

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Si ringraziano sentitamente Elisa Tosi Brandi (Univ. Studi di Bologna) ed il Comune di Rimini, nella persona di Massimo Pulini (Ass. Cultura), per il coinvolgimento della nostra Associazione; un tributo di riconoscenza va a Tobias Capwell (curatore Wallace Collection di Londra) per la consulenza ed il supporto materiale offerti nella realizzazione dei fornimenti in maglia che completano l’armatura.

Notizia sul sito ufficiale del Comune di Rimini – Clicca per leggere

Pieghevole della mostra – Clicca per scaricare

Lenzburg_01Tra il 27 e il 30 luglio 2017, presso il castello-museo di Lenzburg, in Aargau (Svizzera), si è svolto un evento della Company of St. George che ha richiamato oltre 80 reenactors da tutta Europa, per offrire ai visitatori uno spaccato di vita tardo medievale in un contesto storicamente credibile.

Il castello stesso, monumento tra i più importanti nel suo genere in suolo elvetico, mostra oggi più fasi edilizie collocabili tra XI e XVII secolo, ma così bene armonizzate da non “disturbare” l’occhio del pubblico, pur nella loro diacronicità.
In questo scenario quasi privo di compromessi si sono dunque dipanate le consuete attività militari di guarnigione e un “mercato didattico”, dove abili artigiani e mercanti hanno interagito al massimo con la platea dei visitatori del castello, per rendere veramente immersiva l’esperienza del passato.

Negli scatti a seguire saranno presentati alcuni dei momenti ricostruttivi vissuti dai soci di IMAGO ANTIQUA che con la Company of St. George collaborano ormai da anni, in piena sintonia d’intenti.
Marco Vignola, infatti, ne fa parte dal 1999, mentre Andrea Carloni ed Enrico Lazzari, in qualità di “reclute”, sono membri di diritto dell’associazione ed hanno a loro attivo numerose partecipazioni agli eventi della Compagnia; Silvia Ballabio, dal canto suo, ha invece offerto il suo contributo come ospite tanto in abito medievale, quanto nei panni di fotografa accreditata.

Immagini di Andreas Petitjean e Silvia Ballabio

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Martedì 6 e Giovedì 8 giugno u.s. gli alunni della classe 3D del Liceo “Volta-Fellini” di Riccione sono stati introdotti ad alcune tematiche chiave della Ricostruzione Storica del XV secolo italiano, a cura di due membri del nostro sodalizio culturale, Andrea Carloni (Presidente) e Silvia Ballabio (Segretario).

L’iniziativa si è svolta nell’ambito del cosiddetto «PROGETTO MALATESTA», un format didattico composto da un pacchetto di 30 ore formative in Alternanza Scuola Lavoro, nato su impulso di Ilaria Balena e Marco Sassi di Bookstones Edizioni, in concomitanza con i festeggiamenti promossi dal Comune di Rimini per il 600° anniversario dalla nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468).

Per le lezioni affidate alla competenza di IMAGO ANTIQUA è stata utilizzata come aula la suggestiva “Sala degli Arazzi” sita all’interno del Museo della Città di Rimini.

La prima giornata, che ha visto la presenza in abito storico dei nostri incaricati, è stata dedicata ad un primo inquadramento delle attività e finalità della Living History e, subito a seguire, alla VITA QUOTIDIANA nella seconda metà del Quattrocento.
Grazie al supporto di immagini tratte dall’archivio fotografico IMAGO ANTIQUA e di slides appositamente create per l’occasione, abbiamo offerto una panoramica sul nostro operato di Ricostruttori Storici e degli strumenti di cui ci avvaliamo, chiarendo anche l’imprescindibilità dalla ricerca, l’importanza del confronto con il mondo accademico e le numerose interconnessioni con diverse discipline tecnico-scientifiche.
Per mantenere viva l’attenzione, abbiamo fatto toccare con mano alcune ricostruzioni di indumenti e complementi d’abbigliamento maschile e femminile (con uno sguardo al corredo funebre di Sigismondo Pandolfo e del padre Pandolfo III), mostrando anche reperti originali di minuterie metalliche provenienti dalle nostre collezioni.

Nel secondo incontro, invece, si è innanzitutto discusso di CUCINA E ALIMENTAZIONE, con particolare riguardo alle testimonianze documentali pervenute, ai “cibi proibiti” per il Re-enactor del 1400 (ossia quelli posteriori alla scoperta dell’America), ad attrezzi e utensili (grande stupore ha suscitato la dimostrazione di accensione del fuoco con esca/selce/acciarino), alle posate e al corredo da tavola del ceto popolare e nobiliare.
L’ultima parte della mattinata è stata riservata all’AMBITO MILITARE ed in particolare alle principali armi e protezioni utilizzate da cavalieri e fanti nel XV sec.; anche in questo caso, non sono stati trascurati spunti di collegamento diretto con la casata malatestiana, mostrando e commentando le immagini delle pezze d’armatura di Sigismondo Pandolfo, oggi conservate al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Nel complesso, possiamo certamente dire che l’iniziativa ha riscosso un pieno successo: i ragazzi hanno dimostrato un elevato livello di interesse ed attenzione, ravvivando i nostri interventi con numerose e pertinenti domande, circostanza che ci riempie di soddisfazione e ci conferma, ancora una volta, la reale efficacia degli approcci disciplinari innovativi che, consentendo un vero e proprio “salto nel quadro vivente della storia”, la fanno assaporare dal di dentro come esperienza coinvolgente ed emozionante, senza farla percepire come una materia da subire per mero dovere scolastico.

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Un ringraziamento particolare va tutto lo staff di Bookstones Edizioni per aver richiesto il nostro supporto e agli alunni del “Liceo Volta” per l’entusiastica partecipazione e gli scatti contenuti nel presente articolo.

Per organizzare iniziative didattiche analoghe nella vostra Scuola, inviateci una email: info@imagoantiqua.it

MANUFATTO FINITO

 

CLESSIDRE E CLEPSAMIE… FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA!
Le origini dei dispositivi portatili di misurazione del tempo tramite liquidi (clessidre) e polveri (clepsamie) non sono del tutto chiare.
Mentre la clepsydra – dal greco κλεψύδρα, comp. di κλέπτω «rubare» e ὕδωρ «acqua» – pare essere di origine egizia, le prime attestazioni iconografiche della clepsamia – neologismo – sono attribuite all’Italia del XIV secolo: Ambrogio Lorenzetti, nella fattispecie, l’ha ritratta in mano alla Temperanza, una delle sei figure allegoriche delle Virtù del Buon Governo che compaiono nel celebre ciclo di affreschi del Palazzo Pubblico di Siena, risalente al 1338-1339 [cfr. R. T. BALMER, The Operation of Sand Clocks and Their Medieval Development, Technology and Culture, Vol. 19, No. 4 (Oct., 1978), The Johns Hopkins University Press and the Society for the History of Technology, p. 616].

Numerosi e largamente indagati dalla critica sono i significati reconditi e le implicazioni filosofico-religiose richiamate dalle clepsamie, connesse alla condizione effimera e mutevole della vita umana (ad esempio, il tema ricorrente del memento mori), ma non è questa la sede opportuna per approfondire tali aspetti.

Sul piano della cultura materiale, che maggiormente interessa ai nostri fini, di certo gli orologi a polvere rappresentavano uno strumento di gran lunga più economico e semplice da realizzare, e quindi più diffuso nelle dimore dell’epoca medievale e rinascimentale, rispetto agli orologi meccanici, peraltro già documentati in Italia almeno dalla fine del XIV secolo; a questo ultimo proposito, si tenga conto che il sopravvissuto meccanismo della Torre campanaria di Sant’Andrea a Chioggia venne saldato nel 1386 [cfr. E. CAMPOREALE, Sugli orologi pubblici in Italia: presenze e rappresentazioni, in Atti e memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria, Volume LXXV, Nuova serie – LXI, Anno 2010, pp. 217-218].

Possediamo, altresì, testimonianze sufficienti ad affermare con sicurezza che nella vita quotidiana le clepsamie fossero comunemente impiegate per scandire intervalli temporali ridotti ma ricorrenti, come la lunghezza delle omelie, dei tempi di cottura, dei turni di lavoro (es. nelle botteghe artigiane), delle lezioni universitarie, delle orazioni nelle corti di giustizia [cfr. S. GUYE & H. MICHEL, Time & Space: Measuring Instruments from the 15th to the 19th Century, Praeger Publishers: New York; Washington; London (1971), p. 262-266]; in campo medico, invece, è plausibile che fossero di ausilio nella misurazione del battito cardiaco, sulla scorta di quanto già sperimentato da Erofilo di Calcedonia, anatomista della Scuola d’Alessandria, vissuto a cavallo tra III e IV sec. a.C. [L. R. ANGELETTI e V. GAZZANIGA, Storia, filosofia ed etica generale della medicina, Elsevier Masson, Milano (2008), p. 25]
Non si può ovviamente omettere di citarne l’utilizzo a bordo delle imbarcazioni, per la misurazione dei tempi di navigazione, laddove le clessidre non potevano funzionare a dovere, a causa dell’azione disturbante del moto ondoso sui fluidi contenuti al loro interno.


RICOSTRUZIONE DI UNA CLEPSAMIA DEL XV SEC.

Quella che segue è una relazione sul processo di manifattura di una clepsamia del tardo Quattrocento che abbiamo inteso percorrere, passo dopo passo, con l’impiego di materie prime e processi artigianali realmente pertinenti al periodo.
Dopo aver passato in rassegna le fonti dirette e indirette a disposizione, si è optato per la riproduzione della tipologia ritratta nel San Girolamo di Van Eyck (1435 c., Detroit Institute of Arts), opera che già avevamo considerato per la riproduzione del leggio (CLICCA QUI) e di altri accessori legati all’esercizio della scrittura che verranno analizzati in futuri approfondimenti tematici.

VAN EYCK, "San Girolamo nel suo studio", 1435c (Detroit Institute)

VAN EYCK , “San Girolamo nel suo studio”, dettaglio;        1435 circa, Detroit Institute

La prima necessità è stata quella di realizzare in modo consono i recipienti vitrei. Il Balmer riferisce che fino alla metà del XVIII sec., le clessidre venivano realizzate soffiando in matrice due distinti recipienti che venivano uniti per il collo tramite un sottile diaframma, piatto e dotato di un piccolo foro al centro (orifizio); essi erano quindi uniti insieme con spago e il punto di giunzione era sigillato con stucco oppure cera, nel tentativo di tenere a bada l’umidità [cfr. R. T. BALMER, op. cit., pp. 625-626].

Passando alla fase operativa, abbiamo subito dovuto fare i conti con un dato di fatto: la maggioranza dei mastri vetrai odierni utilizza panetti di silice raffinata industrialmente, del tutto inadatta ad ottenere valve che mostrino in trasparenza le imprescindibili caratteristiche di bollosità e impurità tipiche del vetro antico. Il primo ostacolo presentatosi si è quindi rivelato anche il più ostico da superare… Non trovando nessuno disponibile a ovviare a questo problema e non volendo d’altra parte ripiegare su prodotti finiti di ampia reperibilità ma provvisti di vetro e polveri inadatti, ci siamo rivolti ad antiquari e collezionisti di anticaglie, individuando, dopo mesi di ricerche, una serie di ampolline singole di incredibile qualità, in quanto soffiate a canna in matrice da una bottega fiorentina di fine ‘800-inizi ‘900, adottando processi e materiali analoghi a quelli del pieno Medioevo. Tra esse sono stati selezionatei i due migliori esemplari per regolarità, colore e trasparenza.

Ampolline soffiate a mano

Ampolline soffiate

Ignorando cosa venisse precisamente impiegato al tempo come dispositivo di filtraggio della polvere (diaframma) – non sono state individuate fonti su questo dettaglio – abbiamo creato un tondello di pergamena caprina, conciata e trattata con sostanze naturali, largo circa 20 mm e spesso circa 1,5 mm, previamente forato nel centro con una lesina da calzolaio.

Foratura del diaframma in pergamena

Foratura del diaframma in pergamena

La qualità della polvere condiziona il buon funzionamento futuro dello strumento, pertanto occorre sceglierla con estrema oculatezza e testarla preventivamente all’unione definitiva delle due ampolline, in modo da non mandare a monte ore di lavoro!
La documentazione raccolta riporta l’uso di una grande varietà di sostanze differenti, alcune semplici e direttamente reperibili in natura, altre originate dalla mescolanza di più elementi: polvere di marmo, polvere d’argento, polvere di stagno, limatura di ferro, limatura di rame, piombo carbonizzato, sabbia veneziana (misto di stagno e piombo carbonizzati), cannella macinata, gusci d’uovo polverizzati, smeriglio fine, sabbia di fiume [cfr. R. T. BALMER, op. cit., p. 623].
Istruzioni tecniche per la realizzazione di una polvere per clessidra sono contenute nel Ms. Fr. 640 presso la Bibliothèque Nationale de France (titolo: Recueil de recettes et secrets concernant l’art du mouleur, de l’artificier et du peintreper), per quanto tale manoscritto in lingua francese, databile al XVI sec., rappresenti una fonte piuttosto tarda rispetto al nostro periodo di riferimento.
Al folio 10r si legge quanto segue: «Deve essere confezionata molto fine e non soggetta alla ruggine e con peso sufficiente per scorrere. Prendi 1 lb. [217] di piombo, fondilo, scremalo e purificalo dalla sporcizia, quindi versavi dentro quattro ℥ [ndr, once] di sale comune finemente macinato, prestando attenzione che non vi siano pietre o terra. Ed immediatamente dopo averlo versato, mescolalo di continuo e molto bene con un ferro [attrezzo] finchè il piombo e il sale siano completamente incorporati e toglilo immediatamente dal fuoco, mescoldando di continuo. E se ti pare troppo grezzo, frantumalo su una lastra di marmo e passalo ad un setaccio fine, poi lavalo tante volte quanto è necessario affinchè l’acqua diventi limpida, gettando via la polvere sottile che vi galleggerà in superficie, rinnovando l’acqua tante volte quanto necessario, finchè sarà completamente chiarificata».
E’ abbastanza evidente che, mentre la scelta del tipo di sostanza non risponde a regole ferree, il requisito fondamentale è che i granelli siano perfettamente regolari, senza dunque presentare angoli, in modo da assicurare uno scorrimento ottimale ed evitare di intasare il foro della membrana posta a separazione delle due ampolle.
Alla luce del materiale analizzato, per la nostra replica di clepsamia abbiamo optato per semplice sabbia tratta dal litorale riminese, considerata l’insolita regolarità e finezza della stessa.

Valve, diaframma, polvere: tutti gli elementi di base sono presenti. A questo stadio si procede con la simulazione del funzionamento, senza applicare collanti, tenendo insieme il tutto con il solo ausilio delle mani: si versa la quantità di polvere desiderata in una delle due valve e ponendo l’altra “testa contro testa”, con in mezzo il diaframma, si fanno combaciare perfettamente i tre fori. Rovesciando le valve, con la dovuta attenzione ovviamente, si misura il tempo totale di discesa della polvere, direttamente influenzato dalla grandezza dei grani e dalla dimensione delle ampolle. Agendo in questa maniera, compiuti i necessari adattamenti, nel nostro caso abbiamo ottenuto una durata totale di circa 20 minuti, la quale risulta in linea con quanto registrato per un originale al London Science Museum [cfr. R. T. BALMER, op. cit., p. 631].

Simulazione giunzione delle ampolline

Test di giunzione delle ampolline

Per la giunzione definitiva delle ampolline si è utilizzata della colla animale, avendo cura di consolidare il tutto con spago in canapa molto fine, anch’esso ben imbevuto nel collante e più volte ravvolto, a stretti giri, attorno alle imboccature.
Lasciato asciugare, si è passati a comporre una miscela di gesso marcio e colla animale nella proporzione di 3:1, poi applicata intorno allo spazio presente tra il restringimento delle valve e il diaframma: coperto interamente il viluppo di canapa su entrambi i lati, si procede in più mani, facendo rasciugare più volte il composto, fino a modellare il caratteristico “ringrosso” vagamente ovoide visibile negli originali e nelle iconografie, necessario per sigillare completamente gli interstizi e tenere quanto più possibile indenne da umidità la polvere posta all’interno.

Ampolline giunte con gesso marcio e colla animale

Giunzione definitiva con l’ausilio di gesso marcio e colla animale

Al termine, abbiamo fatto riposare il tutto per una notte. L’indomani, avendo notato la formazione di piccole fenditure nel ringrosso di gesso, abbiamo effettuato piccoli ritocchi, quindi lo abbiamo dipinto con tempera all’uovo di colore giallo ocra; una volta lasciato rasciugare, il lavoro è stato ultimato verniciando la superficie con albume misto ad olio di lino, alla maniera illustrata da Cennino Cennini nel CAP. CLVI de Il Libro dell’Arte [cfr.F. FREZZATO (a cura di), Cennino Cennini. Il libro dell’arte, Neri Pozza Editore, Vicenza (2009), p. 178]


La struttura esterna, fungente sia da sostegno che da protezione antiurto della parte vitrea, è stata commissionata ad uno dei più abili artigiani del legno presenti sulla piazza italiana, Ezio Zanini, già nostro fornitore di fiducia, il quale ha personalmente curato tutte le fasi di lavorazione di seguito riportate.

Analisi iconografica

Analisi iconografica

Particolare attenzione è stata riservata alla lettura dell’immagine di riferimento, per valutare le proporzioni e dimensioni del manufatto:

  • si è notato un errore di prospettiva che porta ad un disallineamento tra la visione dell’asta posteriore sinistra e il suo riferimento visibile di piatto sulla superficie superiore della clessidra;
  • abbiamo preferito immaginare, quindi, erroneamente raffigurata la distanza tra il vetro e la parete sinistra della clessidra stessa, ipotizzando più corretta la distanza ravvisabile sulla destra e sulla parte frontale dell’oggetto;
  • l’analisi delle delle varie stecche orizzontali, rappresentate da tre strisce di colori differenti, ci ha indotto a credere che la sezione di ogni singola stecca potesse essere esagonale, in analogia del resto ad altri riscontri iconografici e originali.
Stecche dei montanti

Sbozzatura delle stecche dei montanti

I piccoli montanti verticali a sezione esagonale sono stati realizzati a mano; si è scelto il legno di acero, in quanto permette la realizzazione di intagli minuti, essenza in effetti ben attestata per tali lavori anche in mobilio ed altri manufatti dell’epoca.

Tutte le componenti della clessidra sono state realizzate a mano.

Preparazione dei singoli componenti

Preparazione dei singoli componenti

Intaglio degli incassi atti ad accogliere le varie componenti del manufatto.

Intaglio degli incassi atti ad accogliere gli elementi strutturali

Assemblaggio di prova

Assemblaggio di prova

Per cerare ed impermeabilizzare a dovere tutte le parti lignee della clessidra, s’è preferito procedere prima dell’assemblaggio definitivo, saltando i punti in cui la colla doveva penetrare al meglio nelle fibre del legno; nel contempo si sono effettuati dei forellini e dei tagli sui piccoli montanti, lavorazione preliminare all’inserimento dei “cunei di fissaggio”, atti ad evitare il pericoloso propagarsi di fenditure lungo le venature delle stecche.

Lavorazioni al test di assemblaggio

Ultime lavorazioni

Assemblaggio definitivo con cunei e stecche

Assemblaggio definitivo con cunei e stecche

MANUFATTO FINITO

MANUFATTO FINITO


Ringraziamo sentitamente l’amico Ezio Zanini (www.viduquestla.it) per il supporto offerto nella realizzazione della replica in oggetto e per gli scatti del work-in-progress.

Articolo di ANDREA CARLONI (2017)


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Il prossimo 19 giugno sarà una data speciale a Rimini: nell’imponente cornice offerta da CASTEL SISMONDO, il Comune ha chiamato a raccolta tutta la cittadinanza per esprimere grande giubilo e orgoglio di appartenenza alla città, in occasione dei 600 anni trascorsi dai natali del suo illustre Mecenate e Condottiero, Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468).

Le Associazioni Culturali locali IMAGO ANTIQUA e COMPAGNIA DI S. MARTINO, entrambe specialiste nel Tardo Quattrocento, saranno impegnate nell’aprire le celebrazioni con la presenza dei rispettivi Ricostruttori Storici, dando il via ad una serie di eventi che copriranno un arco temporale di oltre un anno, fino al 550° dalla morte del Signore di Rimini (9 ottobre 2018).

Scopri i dettagli sul sito ufficiale del Comune di Rimini: CLICCA QUI

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Alcuni scatti realizzati durante l’evento: 

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In data giovedì 6 aprile u.s. si è svolta un’iniziativa di didattica storica presso la corte del Castello di San Cristoforo, nell’Alto Monferrato.

Sotto la supervisione e cura dell’archeologo Dott. Marco Vignola, nostro membro, i bambini delle Scuole Elementari di Francavilla Bisio e San Cristoforo (AL) sono stati introdotti alla figura del guerriero e dell’assetto bellico del Tardo Medioevo.

Di Davide Papalini - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikimedia

By Davide Papalini (CC BY-SA 3.0, Wikimedia)

La prima parte di questo appuntamento, oltre alla visita guidata del complesso fortificato, è consistita in una lezione in abito quattrocentesco, volta ad illustrare l’equipaggiamento del balestriere, figura fondamentale nella difesa del castello che ha fatto da sfondo all’azione, entrato nell’orbita dei Visconti-Sforza dopo la Pace di Lodi (1454).

Tiro balestra

Il nostro Marco Vignola impegnato in un tiro dimostrativo

La seconda parte della mattinata ha invece rappresentato un momento di confronto più convenzionale, con la proiezione di alcune slides sull’evoluzione dell’armamento medievale tra XII e XV secolo, con un taglio sempre attento al livello scolastico della platea.

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Per coinvolgere maggiormente gli alunni, sono stati offerti loro alcuni manufatti originali da maneggiare liberamente (un ginocchiello del tardo XV secolo, un gorzarino in maglia, una palla di bombardella etc.) oltre ad alcune repliche realizzate con la giusta precisione filologica.

Collare in cotta di maglia e lama di batticulo (originale)

Collare in cotta di maglia e lama di batticulo (originali)

Ginocchiello (originale)

Ginocchiello (originale)

La giornata è stata possibile grazie all’interessamento delle maestre dei due plessi scolastici, del Comune di San Cristoforo (che ha gentilmente prestato la sua sala conferenze) e dell’Ing. Andrea Scotto, storico locale e “anima” dell’evento.

Per organizzare iniziative di didattica medievale simili a questa, inviateci una email: info@imagoantiqua.it

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Domenica 9 aprile p.v. una piccola delegazione di IMAGO ANTIQUA sarà presente con i banchi di mercatura dell’armaiolo e del rigattiere di abiti usati all’evento storico multiepoca Le Vie del Tempo, nel centro di Crevalcore (BO).

Siamo lieti di rappresentare il periodo del tardo XV secolo in questa manifestazione a scopo benefico, promossa dalle Associazioni “La Compagnia d’Arme delle 13 porte” e “I sempar in baraca”: nella città emiliana che ci ospiterà, violentemente colpita dal terribile sisma del 2012, si vuole portare, oltre all’amore per la Storia, anche un gesto tangibile di solidarietà alla cittadinanza, offrendo al pubblico una rivisitazione di varie epoche, dalla Preistoria alla II Guerra Mondiale.

Ciò avverrà a titolo interamente gratuito da parte di tutti i rievocatori partecipanti, tramite l’allestimento di banchi didattici, dimostrazioni, esibizioni ed altre iniziative culturali, a cura di oltre 35 entità nazionali operative nel campo del Living History (Storia Viva).

In piena linea con lo spirito dell’iniziativa, anche l‘ingresso da parte dei visitatori è libero.

Vi invitiamo a leggere dettagli e programma direttamente sul sito web dell’evento: CLICCA QUI

Isotta

Erano presenti quasi 200 spettatori al “Cinema Settebello” di Rimini, l’8 Marzo scorso, all’evento Nel Segno di Isotta, organizzato dalla giornalista Manuela Fabbri in collaborazione con l’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA e Bookstones Edizioni (leggi il programma QUI).

Limitandoci a riassumere i soli momenti relativi alla celebrazione della figura di Isotta degli Atti (1432/33 – 1474), prima amante e poi moglie di Sigismondo Pandolfo Malatesta, possiamo dire di aver assistito ad uno dei più appassionanti dibattiti tenutisi dal vivo negli ultimi anni: gli studiosi Oreste DeluccaPiero Meldini ed Elisa Tosi Brandi hanno dato lustro alla nobile riminese, rispolverando i tratti salienti della sua personalità, aggiungendo curiosità e aneddoti talvolta inediti.

 

Oreste Delucca (sn) e Piero Meldini (dx).

Oreste Delucca (sn) e Piero Meldini (dx).

Il dibattito, con Isotta all'estrema destra

Il dibattito, con Isotta all’estrema destra

Da sinistra: Manuela Fabbri, Elisa Tosi Brandi e Ilaria Balena

Da sinistra: Manuela Fabbri, Elisa T. Brandi e Ilaria Balena

 

 

 

 

 

 

Si è tentato anche di recuperare la dimensione intimistica, legata al vivere quotidiano, rendendo più concreta e vicina la sua figura di donna intelligente, arguta e sempre dignitosamente presente a se stessa, anche di fronte ai tradimenti perpetrati da Sigismondo con altre spasimanti, pur nella ossequiosa deferenza al medesimo, in quanto Signore di Rimini. Lo si è fatto prevedendo sul palco la presenza di Silvia Ballabio, Segretario di IMAGO ANTIQUA, ad impersonare idealmente Isotta, in indumenti tipicamente in uso nella metà del 1400, accompagnata da un levriero, cane molto amato dai Malatesta, ritratto anche da Piero della Francesca nel Tempio di Rimini.
Il flauto di Emanuela Di Cretico ha aggiunto il giusto carico di pathos!

Isotta-Silvia 1

Nella fattispecie, Silvia indossava una ricostruzione di “gamurra” (veste) e di “pellanda” (sopravveste); il mobilio consisteva di un tavolo su trespidi con motivi a gotiche ed un sedile “a tenaglia”, tipologie ben attestate nel XV secolo. Su quest’ultimo è stato adagiato un leggio in legno d’acero finemente intagliato, ricostruzione tratta dall’opera “S. Girolamo nel suo studio” di Jan Van Eyck, datata al 1435 circa, esposta al Detroit Institute.
Nelle mani Silvia-Isotta reggeva la replica di un manoscritto cartaceo databile al tardo XV secolo, con piatto di coperta in pergamena e legatura membranacea con corregge in cuoio, il cui modello di base è rappresentato da un quaternus conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze (ASFi, Carte Strozziane, II 14).

Silvia-Isotta 2      Silvia-Isotta 3

Silvia ha declamato, nel volgare originale, una missiva del 21 dicembre 1454 indirizzata a Sigismondo.
Trattasi di un documento rinvenuto nell’Archivio di Stato di Siena, indicatoci dall’instancabile “cacciatore di fonti” Oreste Delucca, che di seguito riproponiamo nella sua interezza:

 «Signore mio, e’ ò rezevuta vostra letera, per la qualle la V. S. me sagramenta che vui me volitti melio che mai. Zerto, signore mio, e’ ve llo credo; e piui chiara e zerta seria de talle sagramento, se se ponesie fine a quella chossa che senpre me tene arabiatta; anchora piui seria zerta del vostro sagramento. A quela parte de quello che la V. S. desidra piui che me, e’ domando de grazia alla V. S. quando in tuto in tuto non lo disidrasti, che per mio amore, voliando la V. S. la mia vitta e ripossio, lo disidratti e a ziò diatti vero spazamento piui presto che vui posetti. Alla parte che la V. S. me scrive ch’io non dovea respondere chossì a vostra lettera chome persona che sta sempre in su l’avixio e geloxia de vui, veni a savere de uno zerto tradimento che me aveva fatto la V. S., zoè de la filiuola del signore G.°; tra quello e lle altre mie pasione me parea dirne uno puocho in quello scrivere chon la V. S.; perziò la mia lettera ve parssie uno puocho bruscha. A quella parte che la V. S. dixie de non me scrivere piui, quando e’ vitti detta parte e’ dissii: mo non me mancha piui niente a esere intieramente malle chontenta! Perrego la V. S., se me amati intieramente chome vui dixitti, non me retiniatti quella chosa, che è mio grande chontentamento, zioè ‘l scrivere. Non posendo vedere la V. S., che almancho e’ vegia vostre lettere; voliatti avere chompasione a mi poveretta. El nostro Malatesta sta bene e à rezevuto de una bonitisima volia el chavallo. Tuti i altri nostri filiuolli e filiuole stano bene. Altro per questa. Mille fiatte me recomando a la V. S. Datta adì xxj de dexenbre.                                         De la V. S. serva Yxotta Ariminesse».

Come annunciato da Ilaria Balena nel corso della serata, lo stesso Oreste Delucca sta per dare alle stampe, per i tipi di Bookstones Edizioni, il libro Isotta degli Atti. L’amore e il potere (per saperne di più, clicca QUI).

 

Il pubblico in sala

Il pubblico in sala

Silvia Ballabio (Isotta) e Oreste Delucca

Silvia Ballabio (Isotta) e Oreste Delucca

Il tavolo di Bookstones Edizioni nel foyer

Il tavolo di Bookstones Edizioni nel foyer

 

 

 

 

 

 

Ringraziamo sentitamente Manuela Fabbri per l’opportunità offertaci di prendere parte attiva a questo particolarissimo evento, che ci ha consentito di metterci alla prova in un contesto diverso da quello a noi usuale.

Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA
Il Presidente – Andrea Carloni

 

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