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L’Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA è lieta di presentare una ricostruzione fresca di forgia, commissionata all’abile fabbro Saporiti Roberto: trattasi di uno stocco italiano di fine Quattrocento, contraddistinto da una robusta costolatura mediana che attraversa l’intera lama.
L’esemplare originale, oggi conservato presso il Philadelphia Museum of Art con n° inv. 1977-167-543, un tempo faceva parte della collezione di Ralph Bernal, morto nel 1854; la scheda museale è direttamente visionabile QUI.

Per quanto a nostra conoscenza, si tratta dell’unica replica finora creata su suolo italiano di questa peculiare arma bianca.
Segue il reportage del progetto, la cui realizzazione ha richiesto circa 1 anno di studio e sperimentazioni sul campo.

Desideriamo ringraziare cordialmente la Armi Storiche Saporiti per la professionalità, la tenacia e la dedizione profuse, nonchè il Dott. Dirk H. Breiding, curatore del Philadelphia Museum, e Mr. Clive Thomas, ricercatore e membro della “Arms and Armour Society”, per le immagini ed il prezioso supporto fornitoci.

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CONSIDERAZIONI GENERALI SULL’ORIGINALE 

L’arma è classificabile come “spada a una mano e mezza”, Oakeshott Type XVa; il pomo è identificato come Oakeshott Type V1.

Peso e bilanciamento sono definiti “sconcertanti” da C. Thomas (!), ottenuti con una sapiente calibratura di tutti gli elementi strutturali.
Alla luce dei confronti condotti con altri originali ed evidenze iconografiche, l’oplologo conferma l’attribuzione del pezzo fornita dal museo all’ultimo quarto del XV secolo (1475-1500 c.).
Ad oggi non abbiamo contezza dell’esistenza di studi più accurati su questo pezzo: egli ha personalmente rilevato misure e caratteristiche tecniche dello stocco in esame in occasione di una visita al Philadelphia Museum condotta nel maggio 2012, a seguito della quale ha realizzato l’articolo dal titolo The “Bernal” Sword in the Philadelphia Museum of Art (facente parte di The Park Lane Arms Fair Guide, Spring 2016, pp. 13-25), dal quale abbiamo estrapolato le informazioni sintetiche che seguono.

Abbiamo avuto il piacere di entrare direttamente in contatto con Mr. Thomas, commentando per via epistolare gli aspetti più controversi e ricevendo scatti fotografici di dettaglio non presenti nella pubblicazione sopra citata che si sono rivelati decisivi per apprezzare appieno la tridimensionalità di ogni singolo elemento. E’ quindi grazie alla sua disponibilità e acribia se la replica di Saporiti rispecchia fedelmente la controparte museale.


MISURE GENERALI

Lunghezza totale: 119,2 cm

Peso: 1.150 gr

Punto di bilanciamento: 15 cm dal forte; punto in cui le “spalle” della lama incontrano il codolo; la localizzazione di questo punto è quasi sempre coperta dal centro della crociera.

Centro di percussione: 37 cm dalla punta; punto della lama in cui si produce una vibrazione molto ridotta o nulla nel momento in cui essa colpisce un oggetto/bersaglio. Sulla maggioranza delle spade medievali, questo punto è generalmente localizzato a circa 1/3 della lunghezza della lama, partendo dalla punta, con alcune variazioni; un ulteriore “nodo” di minima vibrazione è situato subito dietro la crociera, nel manico, in modo tale che l’elsa non sbatacchi quando la lama sferra il colpo.


POMO

Lunghezza pomo: 9,5 cm
Ampiezza pomo: 8,2 cm
Massimo spessore pomo: 2,8 cm

Il pomo è a forma di aquilone, finemente costolato – a richiamare la lama – e cavo: è infatti formato da 3 parti separate e saldate insieme tramite brasatura in lega di rame (fronte, dorso e striscia esterna formante la sommità e i lati). Non c’è alcun bottone di fissaggio al codolo, la cui parte terminale è stata semplicemente ribattuta in testa, fuoriuscendo in maniera minimale.

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IMMANICATURA

Lunghezza manico: 14,1 cm
Massima ampiezza manico: 3,6 cm
Massimo spessore manico: 2,0 cm

L’immanicatura possiede un’anima in legno rivestita di uno strato di velluto cremisi, sul quale è avvolto dello spago ritorto, a formare un complesso motivo a reticolo. Alle estremità, la cordicella, presumibilmente in fibra tessile, presenta 3-4 giri extra per garantire un fissaggio ottimale dell’insieme.

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CROCIERA (GUARDIA)

Ampiezza crociera: 30,6 cm (da estremità a estremità)
Lunghezza crociera: 4,75 cm al blocco centrale (ecusson)
Spessore crociera: 2,0 cm al forte

Guardia identica su entrambi i lati, formata da un pezzo unico; vicino al centro i bracci sono piatti e di sezione romboidale omogenea, mentre si ampliano verso le punte, assumendo una sezione a diamante appiattito. Il blocco centrale (ecusson) è delimitato da due piccole tacche verticali, delle medesima ampiezza della lama; sul centro si estende fino a sfiorare (e non esattamente a toccare), la costolatura posta sulla lama.

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LAMA

Lunghezza lama: 95 cm
Ampiezza lama: 6,85 cm al forte
Spessore lama: 10,5 mm al forte

La lama è a doppio filo, con facce relativamente piatte.

Vista dalla crociera, va sfinando verso la punta in modo molto uniforme; carattere distintivo è la costolatura mediana che corre per tutta la sua lunghezza, dal forte all’estremità del debole, con la funzione di irrobustirla in modo assai efficace.

I fili sono molto taglienti e coprono circa 1-2 millimetri della lama esterna ed hanno una smussatura (bisellatura) di circa 25-45 gradi. Negli ultimi centimetri verso la punta, la smussatura dei fili si amplia fino a fondersi con la costola centrale della lama, andando a formare un unico punto a sezione di diamante. Entrambe le facce della lama presentano un marchio fabbrile in agemina (lega di rame), interpretabile come giglio o composizione di foglie; sono altresì presenti decorazioni incise e tracce di doratura.

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COMMENTO ALLA RICOSTRUZIONE
a cura dell’artefice, Roberto Saporiti

La “Bernal Sword” è composta da elementi di dimensioni insolitamente elevate rispetto alla media.

Sia pomo che guardia hanno entrambi misure superiori alla norma ed anche la lama si presenta molto ampia al forte: la sua particolare geometria, che contribuisce in maniera determinante alle doti di leggerezza e rigidità, ha richiesto grande precisione e un gran numero di ore di lavoro.

La guardia è stata riprodotta in due parti saldate per bollitura e successivamente adattate alla lama a caldo.

Il pomo ha la caratteristica di essere composto in 3 parti distinte, unite per brasatura al rame, esattamente come nell’originale: esso è quindi cavo e leggerissimo, nonostante le sue ragguardevoli dimensioni.

L’immanicatura, infine, consiste di un materiale di fondazione in legno di ciliegio, ricoperto con velluto di seta rosso cremisi. Su di esso è stato intrecciato un motivo a reticolo con filo di canapa nero cerato, a replica di ciò che si osserva sulla controparte conservata al Philadelphia Museum.

Questa riproduzione è stata molto difficoltosa, direi sfidante, non solo per via delle geometrie e delle soluzioni tecniche, che di per loro hanno richiesto un lungo periodo di studio preventivo, ma anche (e soprattutto!) per l’obiettivo di ottenere parametri di peso e baricentro in tutto analoghi all’originale. Con grande soddisfazione, possiamo affermare di aver “centrato il pezzo” al 95%: il baricentro è infatti il medesimo rilevato presso il museo da Clive Thomas, mentre il peso sfora l’originale di appena 90 grammi.

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Per quanto l’apparenza possa indurre a pensare ad un’arma nel complesso pesante o quantomeno non perfettamente gestibile, il brandeggio rivela, al contrario, una sorprendente maneggevolezza e fluidità del gesto schermistico!

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Vorrei concludere ringraziando l’Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA e Andrea Carloni, proprietario della replica, per avermi fornito tutti i dati necessari a riprodurre fedelmente una spada così bella ed aver riposto fiducia nelle mie capacità!

Lanciotto o giannetta_Filippo Vadi_MS Vitt. Em. 1324 (1482-1487)_Vatican Archives_folio 38r

Articolo di MARCO VIGNOLA
Pubblicato il 30.07.2018; tutti i diritti riservati.
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==> SEGUE DA QUI – Clicca e leggi l’antefatto (prima missiva) <==

Nella seconda missiva della nostra breve rassegna, terminati i tentativi di composizione pacifica del dissidio, Iacopo (o Giacomo che dir si voglia) depone ogni ulteriore argomento diplomatico e lancia un’aperta sfida a duello da combattersi presso il “Fosso Bergamasco”, antico canale che raccordava Adda, Serio ed Oglio, dal 1427 confine di stato tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia.

Lo scontro, che avrebbe rimesso nelle mani di Dio l’affermazione della verità, nelle intenzioni del “Prete” si sarebbe dovuto svolgere a piedi e a colpi di spada (spadazate) o di giannetta (zanetate); quest’ultima arma inastata simile ad una lancia, ma dal manico sufficientemente breve da permetterne il maneggio in una scherma ravvicinata.

Il testo qui trascritto, oltre che per l’avvincente storia tramandata, riveste un notevole interesse come prototipo di lettera di sfida tra “gentiluomini”, i quali neppure alla vigilia di uno scontro cruento abbandonavano un registro di garbo e seppur fredda cortesia.

Scaramuza di Calabria, ho recevuto una tua lettera data a Papia adi 2 febraio, responsiva ad una mia data a Malpaga adi 24 del passato, per la quale tu me scrivi et affermi volermi provare dala tua persona a la mia quello che tu hay dicto esser vero, cioè chio sia venuto dal canto di la per spione et habia furato doy toy famigli: elche ho acceptato et accepto volentieri et di novo te replico te parti dela verità et menti falsamente per la gola. Ma a fine che questo se habia ad terminare presto, come tu me scrivi, siando tu stato homodarme et io ancora, et mo tu famiglio d’arme del Illustrissimo Signor Duca de Mediolano, et io del Illustrissimo Capitano Generale Bartholomeo Colione de Andegavia, et siando tu povero ne anche mi tropo richo, non mi pare se habiano ad far altre preparatione et gli è il Fosso Bergamasco che serà campo competente. Vientene lì a piede et faremo voray ale spadazate, voray ale zanetate; et quando anche non volia far questo, portaray le tue arme et io portarò le mie. Et mena solum cum ti quatro o sey de quelli famigli del prelibato tuo Illustrissimo Signore et io ne menarò altratanti del mio Illustrissimo Capitano, chi ne bastarano ad servire perché senza gli sia altra gente. Dio che è summo iudice et chi vede ogni cosa dechiarirà chi haverà rasone, o ti o mi. Et per questo mio messo avisane qual dì te vorai trovare sul loco et in que modo voray fare, et così del numero dele persone voray menar cum ti. Ex Malpaga, 9 februarii 1472.

Iacomo Stephano dicto Preyte, famiglio darme del Illustrissimo Capitano Generale Bartholomeo Colione de Andegavia et cetera.

Sul retro (segue immagine):

Sia data in mano di Scaramuza di Calabria, famiglio darme del Illustrissimo Signor Duca de Milano.

L'indirizzo del ricevente apposto sul retro della lettera.

L’indirizzo del ricevente apposto sul retro della lettera.

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Trascrizione documento a cura di Marco Vignola (tutti i diritti riservati)

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