Lanciotto o giannetta_Filippo Vadi_MS Vitt. Em. 1324 (1482-1487)_Vatican Archives_folio 38r

Articolo di MARCO VIGNOLA
Pubblicato il 30.07.2018; tutti i diritti riservati.
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Nella seconda missiva della nostra breve rassegna, terminati i tentativi di composizione pacifica del dissidio, Iacopo (o Giacomo che dir si voglia) depone ogni ulteriore argomento diplomatico e lancia un’aperta sfida a duello da combattersi presso il “Fosso Bergamasco”, antico canale che raccordava Adda, Serio ed Oglio, dal 1427 confine di stato tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia.

Lo scontro, che avrebbe rimesso nelle mani di Dio l’affermazione della verità, nelle intenzioni del “Prete” si sarebbe dovuto svolgere a piedi e a colpi di spada (spadazate) o di giannetta (zanetate); quest’ultima arma inastata simile ad una lancia, ma dal manico sufficientemente breve da permetterne il maneggio in una scherma ravvicinata.

Il testo qui trascritto, oltre che per l’avvincente storia tramandata, riveste un notevole interesse come prototipo di lettera di sfida tra “gentiluomini”, i quali neppure alla vigilia di uno scontro cruento abbandonavano un registro di garbo e seppur fredda cortesia.

Scaramuza di Calabria, ho recevuto una tua lettera data a Papia adi 2 febraio, responsiva ad una mia data a Malpaga adi 24 del passato, per la quale tu me scrivi et affermi volermi provare dala tua persona a la mia quello che tu hay dicto esser vero, cioè chio sia venuto dal canto di la per spione et habia furato doy toy famigli: elche ho acceptato et accepto volentieri et di novo te replico te parti dela verità et menti falsamente per la gola. Ma a fine che questo se habia ad terminare presto, come tu me scrivi, siando tu stato homodarme et io ancora, et mo tu famiglio d’arme del Illustrissimo Signor Duca de Mediolano, et io del Illustrissimo Capitano Generale Bartholomeo Colione de Andegavia, et siando tu povero ne anche mi tropo richo, non mi pare se habiano ad far altre preparatione et gli è il Fosso Bergamasco che serà campo competente. Vientene lì a piede et faremo voray ale spadazate, voray ale zanetate; et quando anche non volia far questo, portaray le tue arme et io portarò le mie. Et mena solum cum ti quatro o sey de quelli famigli del prelibato tuo Illustrissimo Signore et io ne menarò altratanti del mio Illustrissimo Capitano, chi ne bastarano ad servire perché senza gli sia altra gente. Dio che è summo iudice et chi vede ogni cosa dechiarirà chi haverà rasone, o ti o mi. Et per questo mio messo avisane qual dì te vorai trovare sul loco et in que modo voray fare, et così del numero dele persone voray menar cum ti. Ex Malpaga, 9 februarii 1472.

Iacomo Stephano dicto Preyte, famiglio darme del Illustrissimo Capitano Generale Bartholomeo Colione de Andegavia et cetera.

Sul retro (segue immagine):

Sia data in mano di Scaramuza di Calabria, famiglio darme del Illustrissimo Signor Duca de Milano.

L'indirizzo del ricevente apposto sul retro della lettera.

L’indirizzo del ricevente apposto sul retro della lettera.

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Trascrizione documento a cura di Marco Vignola (tutti i diritti riservati)