Isotta

Erano presenti quasi 200 spettatori al “Cinema Settebello” di Rimini, l’8 Marzo scorso, all’evento Nel Segno di Isotta, organizzato dalla giornalista Manuela Fabbri in collaborazione con l’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA e Bookstones Edizioni (leggi il programma QUI).

Limitandoci a riassumere i soli momenti relativi alla celebrazione della figura di Isotta degli Atti (1432/33 – 1474), prima amante e poi moglie di Sigismondo Pandolfo Malatesta, possiamo dire di aver assistito ad uno dei più appassionanti dibattiti tenutisi dal vivo negli ultimi anni: gli studiosi Oreste DeluccaPiero Meldini ed Elisa Tosi Brandi hanno dato lustro alla nobile riminese, rispolverando i tratti salienti della sua personalità, aggiungendo curiosità e aneddoti talvolta inediti.

 

Oreste Delucca (sn) e Piero Meldini (dx).

Oreste Delucca (sn) e Piero Meldini (dx).

Il dibattito, con Isotta all'estrema destra

Il dibattito, con Isotta all’estrema destra

Da sinistra: Manuela Fabbri, Elisa Tosi Brandi e Ilaria Balena

Da sinistra: Manuela Fabbri, Elisa T. Brandi e Ilaria Balena

 

 

 

 

 

 

Si è tentato anche di recuperare la dimensione intimistica, legata al vivere quotidiano, rendendo più concreta e vicina la sua figura di donna intelligente, arguta e sempre dignitosamente presente a se stessa, anche di fronte ai tradimenti perpetrati da Sigismondo con altre spasimanti, pur nella ossequiosa deferenza al medesimo, in quanto Signore di Rimini. Lo si è fatto prevedendo sul palco la presenza di Silvia Ballabio, Segretario di IMAGO ANTIQUA, ad impersonare idealmente Isotta, in indumenti tipicamente in uso nella metà del 1400, accompagnata da un levriero, cane molto amato dai Malatesta, ritratto anche da Piero della Francesca nel Tempio di Rimini.
Il flauto di Emanuela Di Cretico ha aggiunto il giusto carico di pathos!

Isotta-Silvia 1

Nella fattispecie, Silvia indossava una ricostruzione di “gamurra” (veste) e di “pellanda” (sopravveste); il mobilio consisteva di un tavolo su trespidi con motivi a gotiche ed un sedile “a tenaglia”, tipologie ben attestate nel XV secolo. Su quest’ultimo è stato adagiato un leggio in legno d’acero finemente intagliato, ricostruzione tratta dall’opera “S. Girolamo nel suo studio” di Jan Van Eyck, datata al 1435 circa, esposta al Detroit Institute.
Nelle mani Silvia-Isotta reggeva la replica di un manoscritto cartaceo databile al tardo XV secolo, con piatto di coperta in pergamena e legatura membranacea con corregge in cuoio, il cui modello di base è rappresentato da un quaternus conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze (ASFi, Carte Strozziane, II 14).

Silvia-Isotta 2      Silvia-Isotta 3

Silvia ha declamato, nel volgare originale, una missiva del 21 dicembre 1454 indirizzata a Sigismondo.
Trattasi di un documento rinvenuto nell’Archivio di Stato di Siena, indicatoci dall’instancabile “cacciatore di fonti” Oreste Delucca, che di seguito riproponiamo nella sua interezza:

 «Signore mio, e’ ò rezevuta vostra letera, per la qualle la V. S. me sagramenta che vui me volitti melio che mai. Zerto, signore mio, e’ ve llo credo; e piui chiara e zerta seria de talle sagramento, se se ponesie fine a quella chossa che senpre me tene arabiatta; anchora piui seria zerta del vostro sagramento. A quela parte de quello che la V. S. desidra piui che me, e’ domando de grazia alla V. S. quando in tuto in tuto non lo disidrasti, che per mio amore, voliando la V. S. la mia vitta e ripossio, lo disidratti e a ziò diatti vero spazamento piui presto che vui posetti. Alla parte che la V. S. me scrive ch’io non dovea respondere chossì a vostra lettera chome persona che sta sempre in su l’avixio e geloxia de vui, veni a savere de uno zerto tradimento che me aveva fatto la V. S., zoè de la filiuola del signore G.°; tra quello e lle altre mie pasione me parea dirne uno puocho in quello scrivere chon la V. S.; perziò la mia lettera ve parssie uno puocho bruscha. A quella parte che la V. S. dixie de non me scrivere piui, quando e’ vitti detta parte e’ dissii: mo non me mancha piui niente a esere intieramente malle chontenta! Perrego la V. S., se me amati intieramente chome vui dixitti, non me retiniatti quella chosa, che è mio grande chontentamento, zioè ‘l scrivere. Non posendo vedere la V. S., che almancho e’ vegia vostre lettere; voliatti avere chompasione a mi poveretta. El nostro Malatesta sta bene e à rezevuto de una bonitisima volia el chavallo. Tuti i altri nostri filiuolli e filiuole stano bene. Altro per questa. Mille fiatte me recomando a la V. S. Datta adì xxj de dexenbre.                                         De la V. S. serva Yxotta Ariminesse».

Come annunciato da Ilaria Balena nel corso della serata, lo stesso Oreste Delucca sta per dare alle stampe, per i tipi di Bookstones Edizioni, il libro Isotta degli Atti. L’amore e il potere (per saperne di più, clicca QUI).

 

Il pubblico in sala

Il pubblico in sala

Silvia Ballabio (Isotta) e Oreste Delucca

Silvia Ballabio (Isotta) e Oreste Delucca

Il tavolo di Bookstones Edizioni nel foyer

Il tavolo di Bookstones Edizioni nel foyer

 

 

 

 

 

 

Ringraziamo sentitamente Manuela Fabbri per l’opportunità offertaci di prendere parte attiva a questo particolarissimo evento, che ci ha consentito di metterci alla prova in un contesto diverso da quello a noi usuale.

Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA
Il Presidente – Andrea Carloni

 

Si è svolto in una magnifica quanto inaspettata giornata di sole l’evento didattico-divulgativo “Medioevo d’Alta Quota”, tenutosi lo scorso 20 settembre negli alpeggi di Vione (BS), in Alta Val Camonica.

Ottima l’affluenza degli abitanti dei paesi limitrofi, ma anche di famiglie ed escursionisti, giunti da tutta Italia per godere della cornice naturale mozzafiato offerta dal comprensorio dell’Adamello ed immergersi per qualche ora nella sua storia secolare.

Didattica

Divulgazione e didattica alle “Case di Bles” (2080 mt.)

La visita ha preso il via dagli scavi archeologici presso il Castello di Tor dei Pagà e si è conclusa al “Rifugio Case di Bles”, struttura gestita dal C.A.I Manerbio. Nelle immediate vicinanze di quest’ultima, i Ricostruttori Storici di IMAGO ANTIQUA hanno preso possesso di un’antica baita in pietra locale e sono rimasti impegnati, fin quasi al tramonto, nel ricostruire un ideale spaccato del vissuto quotidiano del tardo Quattrocento, in questi luoghi tipicamente incentrato su attività di sussistenza come caccia, allevamento (perlopiù ovo-caprino) e raccolta di frutti del sottobosco.

Mazze da tamburo

Mazze da tamburo raccolte nel bosco confinante

Il pubblico ha trovato di particolare interesse il confronto diretto tra le repliche utilizzate dal vivo dai nostri membri ed alcuni reperti databili tra tardo XIII e primo XV secolo, rinvenuti presso lo scavo del Castello ed ora esposti nel Museo Etnografico dell’Alta Valle Camonica “‘L Zuf” di Vione (BS): trattasi, nella fattispecie, di cuspidi per dardi da balestra ad uso bellico, di una borchia da cintura di foggia floreale e di frammenti vitrei pertinenti ad un bicchiere a bugne.

CLICCA QUI per vedere il pannello museale, che comprende, tra l’altro, anche il contributo di un nostro Consigliere, il Dott. Marco Vignola.

Ricostruzione di cintura con fibbia a "D" e borchie floreali (IMAGO ANTIQUA)

Ricostruzione di cintura con fibbia a “D” e borchie floreali (IMAGO ANTIQUA)

 

Ricostruzione di dardi da balestra in ferro forgiato (IMAGO ANTIQUA)

Ricostruzione di dardi da balestra in ferro forgiato (IMAGO ANTIQUA)

Oltre a mostrare una rappresentanza di oggetti e vestiario, abbiamo offerto una dimostrazione di tiro con la balestra ed illustrato potenzialità e limiti di un’armatura di piastre, corredata di cappello d’arme, pezzi in questa occasione appositamente scelti tra tipologie di ascendenza austro-germanica, per via delle influenze d’Oltralpe subite dai territori camuni durante il Tardo Medioevo. Entusiasti i bambini, che hanno posto ogni genere di domande, sperimentando anche l’utilizzo di alcune delle dotazioni da noi impiegate.

Armatura e balestra in stile germico

Balestriere del tardo XV sec. con protezioni in piastra

Per l’ora di pranzo, inoltre, la Dott.ssa Giovanna Bellandi, nostro contatto sul posto, ha cucinato due pietanze ricostruite secondo ricettari autentici del XIV e XV secolo, sotto la diretta supervisione di Silvia Ballabio, nostro Segretario e Responsabile Cucina. Gli avventori hanno così potuto gustare deliziosi “funghi saltati alle spezie” (Anonimo Toscano, Libro de la cocina; MS 158, BUB) ed una invitante “zuppa di ceci” (Mastro Martino da Como, Libro de arte coquinaria; MS Urbinate Latino 1203, BAV), scoprendo i principi sottostanti ai dettami culinari dell’epoca.

Cibo

Alcuni cibi “filologici” consumati durante l’evento dai ricostruttori storici di IMAGO ANTIQUA


Il lavoro di IMAGO ANTIQUA è stato molto apprezzato e giudicato efficace anche dal Prof. Marco Sannazaro
, stimato docente di Archeologia Medievale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (sedi di Milano e Brescia), il quale ha presenziato all’evento in qualità di patrocinante del progetto “Vione Archeologica”.

Invitiamo coloro che volessero ricevere ulteriori delucidazioni sulle nostre attività ad inviarci una e-mail all’indirizzo info@imagoantiqua.it 

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