Articolo di MARCO VIGNOLA
Pubblicato il 18.11.2020; tutti i diritti riservati.
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Un’interessante lettera indirizzata al Missaglia da una non specificata autorità (con ogni probabilità Bona di Savoia o Cicco Simonetta), reca una data scritta a matita, “1478”, ma segue purtroppo il destino degli altri documenti costituenti l’unità “Autografi 231” dell’Archivio di Stato di Milano: ovvero, il distacco dal suo registro di appartenenza.

I fatti descritti, tuttavia, sono chiaramente allusivi ad un episodio bellico di un certo rilievo accaduto proprio in quell’anno, quando il 13 agosto le armate milanesi, condotte tra gli altri dal Conte Borella, vennero a battaglia nei dintorni di Busalla con i Genovesi capitanati da Roberto da Sanseverino. Lo scontro si risolse con una disfatta milanese, le cui tracce appaiono bene impresse nella lettera seguente. Oltre che nel morale, infatti, gli uomini d’arme milanesi si trovarono spogliati di una frazione o di tutto il loro equipaggiamento, a ragione del quale venne interpellato il Missaglia. A lui, infatti, si ordinava di rimpiazzare completamente le armature di coloro che le avessero perse e d’integrare quelle lacunose con le parti mancanti. Tutto il necessario avrebbe dovuto essere tratto dall’arsenale di Pavia (dove sappiamo che all’epoca di Galeazzo Maria Sforza erano custoditi armature sufficienti per coprire 500 uomini d’arme) oppure fornito con “ex novo”, qualora la munizione ne fosse stata sprovvista.

Armatura di Roberto da Sanserverino, Conte di Caiazzo (1485 c.), Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Armatura di Roberto da Sanseverino (1485 c.), Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Oltre alla conferma del ruolo centrale del Ducato nella distribuzione di armature ai soldati militanti sotto la sua bandiera, questa breve lettera regala alcuni spunti interessanti sulla genesi degli insiemi compositi. Non è cosa nuova, infatti, che tutte le armature milanesi giunte sino a noi, ad eccezione della “Galeazzo d’Arco” interamente d’officina Missaglia, siano marchiate con i “signa” riferibili a più botteghe. Molti di questi insiemi sono tuttavia il frutto di ricomposizioni moderne di elementi sparsi, compatibili per epoca e stile (si vedano per esempio quelle “delle Grazie” al Museo Diocesano di Mantova): altri, come la “Federico il Vittorioso” di Vienna, sono invece l’esito di un assemblaggio realizzato ancora in fase d’uso per specifici scopi torneari.

Marchi sulle scarselle dell'armatura attribuita a Roberto da Sanseverino (1485 c.)

Marchi sulle scarselle dell’armatura attribuita a Roberto da Sanseverino (1485 c.)

Il nostro documento, a ben guardare, dimostra come la genesi di un’armatura composita potesse derivare anche da episodi traumatici, come la perdita di qualche parte o il danneggiamento in battaglia. Le armature milanesi, nelle loro semplici ma elegantissime geometrie apprezzate in tutta Europa, erano agli occhi dei contemporanei prima di tutto dei preziosi “strumenti del mestiere”, che dovevano assolvere alla principale funzione di tutelare il combattente. Le loro forme levigate, prive in genere di specifiche ornamentazioni, potevano all’occorrenza favorire la sostituzione di singole componenti senza che l’armonia dell’insieme, almeno alla distanza, venisse meno.

L’esistenza di grandi quantitativi di protezioni in piastra negli arsenali, ai quali si poteva attingere per ogni evenienza, lascia supporre che la composizione di un’armatura con parti non concepite “ab origine” come insieme organico e realizzato su misura, fosse una prassi molto consueta.

Replica dell'insieme composito conservato presso il Museo Diocesano "F. Gonzaga" di Mantova, catalogato da L. G. Boccia con la sigla B3 (proprietà Andrea Carloni, IMAGO ANTIQUA).

Replica dell’insieme composito B3 di S. Maria delle Grazie (1480 c.), conservato presso il Museo Diocesano “F. Gonzaga” di Mantova (proprietà A. Carloni, IMAGO ANTIQUA).

La ricomposizione moderna di un’armatura con elementi antichi, eterogenei e compatibili, come per Santa Maria delle Grazie a Curtatone, sarebbe dunque un’operazione legittimata dalle antiche esigenze operative di creare nuovi insiemi con parti di diverse forniture e forse anche di differente bottega. Quante armature composite e quante omogenee fossero presenti sui campi di battaglia è oggi difficile (o forse impossibile) da stabilire, ma è tuttavia sicuro che ambedue le soluzioni abbiano convissuto.

In questo senso, si comprenderebbe meglio la prassi milanese di ripetere la marchiature su ogni singola parte della panoplia difensiva, come la “Galeazzo d’Arco” compiutamente dimostra: in tal modo, anche in caso di sostituzioni, la paternità di ogni elemento sarebbe stata dichiarata senza fraintendimenti.

Replica insieme B3 di S. Maria delle Grazie: spallaccio destro

Replica insieme B3 di S. Maria delle Grazie (1480 c.): spallaccio destro.


A.S.M. Autografi 231.

Antonio Misalie

Dilecte noster. Per remettere le nostre gentedarme che sonno stati spoliati in zenoese, havemo ordinato darli de le armature de la nostra munitione, videlicet armature integre ad quilli ne sonno spoliati in tutto, ed a quilli ne mancha qualche pezo [1] remetterli quella parte gli mancasse. Pertanto volemo che circa questo exequischi quanto per suoi buletini ti commetterano el conte Borella et d. Michele de Batalia, così in dare de le armature integre, como in far conzare quilli pezi gli mancasseno, toliendo ogni cosa dela nostra munitione, excepto quando li pezi che mancarano non fusseno nela nostra munitione daragli de li tuoi et metteragli al nostro cuncto, et nuy te li pagaremo segondo li precii consueti.

[1] Segue lettera depennata.

Replica insieme B3 di S. Maria delle Grazie: bracciali con cubitiera armata.

Replica insieme B3 di S. Maria delle Grazie (1480 c.): bracciali con cubitiera armata.

Bibliografia sintetica:

– BOCCIA L.G. 1982, Le armature di S. Maria delle Grazie di Curtatone presso Mantova e l’armatura lombarda del 400, Busto Arsizio.

– MUSSO R. 2001, “El stato nostro de Zenoa”. Aspetti istituzionali della prima dominazione sforzesca su Genova (1464-1478), “Serta Antiqua et Mediaevalia”, V, Società e istituzioni del medioevo ligure, Roma, pp. 199-236.

– SCALINI M. 1996, L’Armeria Trapp di Castel Coira, vol. II, Udine.

– VIGNOLA M. 2017, Armature e armorari nella Milano medievale, Alessandria.

DOVE
Venezia – Palazzo Zaguri
Sestiere San Marco 2667/a-2668 – Campo San Maurizio
QUANDO
Dal 26 Settembre 2020 al 31 Agosto 2021
ORARI
Tutti i giorni, dalle 11:00 alle 18:00 (ultimo ingresso 17.00)
INFORMAZIONI
www.palazzozaguri.it – tel. 041 3091905


La Mostra
 Internazionale HUMAN VIRUS EXHIBITION ha aperto ieri al pubblico 
presso il prestigioso Palazzo Zaguri di Venezia, facendo seguito alla presentazione alla stampa di giovedì scorso. Avrà termine il 31 agosto 2021 e sarà interamente incentrata sull’anatomia del virus, anche da una prospettiva storico-sociologica, in collaborazione con esperti del settore e vari collezionisti.

La Società Venice Exhibition S.r.l, specializzata nel produrre esposizioni ad alto impatto come “Real Bodies” e “Tesla Exhibition”, ha inteso organizzare un evento in grado di rivolgersi ad un’ampia platea di visitatori, con l’obiettivo di far conoscere in maniera corretta e scientifica la storia dei virus dalle origini fino all’ultima pandemia ancora in corso del Covid-19, con particolare attenzione alla promozione della prevenzione dalle infezioni virali.

Reperti unici, didascalie, infografiche, audioguide e svariati approfondimenti accompagneranno adulti e bambini in un coinvolgente percorso educativo, evidenziando le tappe cruciali che nei secoli hanno tenuto impegnato l’uomo nella lotta alle epidemie.

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L’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA prende parte a questa ricca kermesse contribuendo con il prestito di alcuni originali tardomedievali (collezione Andrea Carloni, Presidente): essi si trovano esposti in una installazione dedicata alla figura di San Rocco, taumaturgo e pellegrino di origine francese, vissuto nella seconda metà del XIV secolo e ritratto con sorprendente ricorrenza nelle espressioni artistiche, prendendo le mosse dalla terribile Peste Nera che imperversò in Europa a partire dalla fine del 1347, passando per tutto il XV secolo e arrivando fino all’epoca premoderna.

Nell’ambito di un apposito workshop di prossima programmazione presso gli ambienti della mostra, IMAGO ANTIQUA prenderà in causa documenti, in parte inediti, relativi all’adozione di misure di contenimento dei contagi nel pieno Quattrocento, fornendo anche cenni relativi all’accoglienza dei malati presso le strutture ospedaliere dell’epoca.
L’occasione sarà propizia anche per mostrare altri reperti coevi e repliche museali di proprietà dei nostri membri, illustrando così l’efficacia degli strumenti offerti da Archeologia e Ricostruzione Storica nello studio del vissuto quotidiano dei nostri progenitori.

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Articolo di ANDREA CARLONI
Pubblicato il 03.04.2020; tutti i diritti riservati.
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Mentre copiose risultano le attestazioni di mutande maschili, ricorrenti almeno dall’epoca longobarda (1), assai scarse e talvolta enigmatiche sono quelle relative alle controparti femminili, soprattutto quando si tratti di espressioni artistiche.

Tra gli affreschi della Sala Baronale del Castello della Manta (CN), databili al pieno gotico internazionale (1420-25 c.), vi sono svariate raffigurazioni di uomini e donne che, liberatisi delle proprie vesti, si accingono a immergersi nella cosiddetta “Fontana della Giovinezza”, posta al centro della scena.

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Sul lato sinistro della vasca, in piedi, appare un soggetto in déshabillé corrispondente certamente ad una donna, in quanto mostra un asciugatoio avvolto sul capo ed una camicia lunga fino alla caviglia, tipici attributi del gentil sesso nel Tardo Medioevo.
In trasparenza, inoltre, ingrandendo al massimo l’immagine ed incrementando il contrasto, si nota piuttosto chiaramente il seno, non molto prosperoso, mentre più sotto scorgiamo quelle che paiono essere “mutande ante litteram”, sotto forma di fasce, forse più avvolgenti e versatili nel fronteggiare i disagi del ciclo mestruale (?).

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Sebbene tale immagine sia ben nota e largamente diffusa, le versioni generalmente disponibili non posseggono una risoluzione sufficiente a sciogliere il dubbio circa l’effettiva presenza di pennellate all’altezza del pube; di primo acchito, in effetti, si potrebbe pensare ad una possibile degenerazione della superficie pittorica, oppure ad un espediente dell’artista teso ad enfatizzare la pelle grinzosa della non giovanissima bagnante.

Carico di perplessità, nel luglio 2018 mi sono recato sul posto. Osservando l’affresco a distanza ravvicinata, ho potuto constatare all’istante che, in effetti, il tratto controverso è realmente presente – confermando che la percezione non è falsata da alterazioni di colore o intonaco, oggettivamente limitate a pochi centimetri e comunque poste al di fuori della zona d’interesse – ed è stato intenzionalmente apposto dall’artista, con diversa cromia rispetto alla pelle, a significare un panneggio visibile in trasparenza attraverso la camicia.

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Per quanto non si possa esprimere un giudizio definitivo sul pattern sartoriale dell’indumento in argomento, quella di Manta integra una chiara evidenza iconografica in tema di “intimo femminile” del Tardo Medioevo, finora apparentemente ignorata dai cultori di storia del costume e, stante l’assenza di reperti noti (2), necessariamente da porre in relazione con le esigue tracce documentarie finora raccolte.
Di seguito si cercherà di fornirne alcune, nell’auspicio che altri possano concorrere ad incrementarne il novero con ulteriori segnalazioni.

Tra le citazioni più pregnanti, a mio parere vi è quella fornita in tempi recenti dalla prof. Davanzo Poli (2006) nel regesto di un lascito dotale vergato ad Aviano il 24 agosto 1400 e conservato presso l’Archivio dell’IRE di Venezia, SOC E 5,2, fasc. di 13 pergamene.
Da esso si apprende che
«(…) Nicolosio di Domenico riceve da Domenico e Pietro, figli di Zanetto, una dote per la moglie di suo figlio Benvento, con inventario di biancheria e vesti» tra le quali compaiono anche tres interculas novas et veteres. (3)

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Un po’ più indietro nel tempo, il Tramontana (1993) riportava testualmente quanto segue:

«E proprio in qualche fonte notarile si trovano, fin dalla fine del secolo XIII, sporadici riferimenti a mutande, termine ambiguo col quale non è chiaro se si intendeva il capo di biancheria intima maschile e femminile o le brache, cioè i calzoni ai quali si è già fatto cenno. Fra i beni di una panettiera di Palermo, registrati il 18 novembre 1298 nelle imbreviature del notaio Adamo de Cittella, si trova un paio di mutande chiamate par unum de interulis et serabolis, e nel corredo di Antonia Gancitano, del 1476, sono registrate interulas tres muliebres che volevano dire appunto brache, come allora erano chiamate le mutande: e sono le sole testimonianze sull’indumento femminile che, fra i numerosissimi documenti consultati, è stato possibile rintracciare».

Il medesimo autore accenna a strophium e subligaculum romani, fasce femminili rispettivamente assimilabili a prototipi di reggiseno e slip, raffigurate indosso a giovani fanciulle nel pavimento musivo della villa romana del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna.

Piazza Armerina (Wikipedia)

Dopo aver affermato che ancora nel XVI secolo le donne, anche appartenenti al ceto abbiente, non portavano mutande in quanto foriere di allusioni oscene o comunque fortemente sconvenienti per il sentire sociale dell’epoca, richiama un discutibile aneddoto della tradizione che vorrebbe in Caterina de’ Medici la prima ad aver inaugurato l’uso delle mutande tra le nobili di Francia. (4)

Da parte sua, R. L. Pisetzky (1964), nel secondo volume dell’opera monumentale Storia del costume in Italia, segnala un generico «testamento del Trecento» in cui un paio di mutande «viene lasciato in eredità da un prete ad una donna»; senz’altro specificare, la studiosa assume che debba trattarsi di un capo intimo femminile realmente utilizzato dalla beneficiaria, diversamente la disposizione apparirebbe quantomeno insolita. (5)

Determinato ad ottenere ulteriori informazioni relative al documento predetto, attività piuttosto sfidante considerata la difficile reperibilità delle opere citate in bibliografia, mi sono imbattuto nelle preziose risorse digitali offerte dall’Archivio di Studi Adriatici (ASA) dell’Istituto di Scienze Marine ISMAR-CNR di Venezia.
Attraverso di esse mi è stato possibile restituire una precisa identità al
de cuius ed alla legataria in argomento, isolando la «Cedola testamentaria di Marco Novagero pievano di S. Simeone profeta», rogata a Rialto in data 1° aprile 1309 e conservata presso l’Archivio di Stato di Venezia, sez. notarile, rogiti Marco pievano di S. Stefano, busta 337, reg. c. 1.; di tale pergamena, registrata già al tempo come “molto guasta”, si ignora l’attuale stato di conservazione.
Scorrendo l’elencazione delle disposizioni, si legge, per quanto rileva ai nostri fini, che tal Marco Novagero lega a sua nipote Lena tuti so drappi de doso et soe mudande et soe çoiete [ndr, leggasi “zoiete”].

Tengo a precisare che è il Molmenti (1927) ad estrapolare la citazione del lascito in questione (6), indicando la collocazione della sua trascrizione integrale in un ormai datato contributo di storiografia linguistica di Bertanza e Lazzarini (1891) dedicato al dialetto veneziano. (7)

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Note:

(1) Secondo il racconto di Paolo Diacono (720-799 d.C.), Alahis, Duca di Trento, accolse con arroganza un diacono che portava un’ambasciata per conto di Damiano, Vescovo di Pavia, avvertendolo che lo avrebbe introdotto al suo cospetto solo se avesse indosso mutande pulite («si munda femoralia habet»). Cfr. C. FRUGONI, Medioevo sul naso. Occhiali bottoni e altre invenzioni medievali, Editori Laterza, 2004, p. 110.

(2) Durante gli scavi effettuati al Castello di Lengber (Austria), avviati nel 2008, è stata rinvenuta una gran mole di reperti tessili databili tra 1440 e 1480 circa, tra i quali anche uno slip che, a seguito di approfonditi esami, è stato classificato come maschile. Cfr. P. FABBRI, La moda italiana nel XV secolo. Abbigliamento e accessori, Bookstones, Rimini, 2017, p. 34.

(3) D. DAVANZO POLI, Arti decorative a Venezia come fonti iconografiche di moda. Secoli XIV-XV, in Dalla testa ai piedi. Costume e moda in età gotica, Provincia Autonoma di Trento, Trento, 2006, p. 219.

(4) S. TRAMONTANA, Vestirsi e travestirsi in Sicilia, Sellerio Editore, Palermo, 1993, pp. 136-137 (cfr. testo e note 276 e 284).

(5) R.L. PISETZKY, Storia del costume in Italia, Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1964, Volume II, pp. 144 e 287.

(6) P. MOLMENTI, La storia di Venezia nella vita privata dalle origini alla caduta della Repubblica, VII edizione, Parte prima. La grandezza, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo, 1927, p. 385, nota 2. Si veda online: http://asa.archiviostudiadriatici.it/islandora/object/libria%3A319543#page/412/mode/2up [consultato il 01.04.2020]

(7) E. BERTANZA – V. LAZZARINI, Il dialetto veneziano fino alla morte di Dante Alighieri 1321. Notizie e documenti editi e inediti raccolti da Enrico Dr. Bertanza e Vittorio Dr. Lazzarini, Tipografia Editrice di M. S. fra Compositori Tipografi, Venezia, 1891, p. 15. Si veda online: https://archive.org/details/DialettoVenezianoDante/page/n25/mode/2up [consultato il 01.04.2020]



Articolo di MARCO VIGNOLA
Pubblicato il 02.03.2020; tutti i diritti riservati.
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In una delle ricerche d’archivio condotte anni or sono, rimasi affascinato da un breve documento del 2 aprile 1476 che, sebbene in poche righe, descriveva perfettamente il rapporto “difficile” delle società passate con il rischio di una pandemia.

Il trauma della grande peste del 1347-49, a oltre un secolo di distanza, era tutt’altro che sopito e la vigilanza contro l’episodico ripetersi di focolai d’infezione era sempre altissima. Nonostante una totale ignoranza degli agenti patogeni responsabili del contagio, il concetto di trasmissione da uomo ad uomo era chiarissimo e in mancanza di ogni terapia efficace si ricorreva all’unica forma di profilassi ancora oggi adottata: la quarantena e la limitazione degli spostamenti dalle aree di contagio.

Una volta identificate le zone dei principali focolai, l’ufficio di sanità imponeva un bando su ogni spostamento dalle aree a rischio, valido per chiunque, senza la minima distinzione di ceto. Tale bando, una volta diramato, veniva “gridato” pubblicamente dal cintraco (il pubblico banditore) nei luoghi a ciò deputati e costui doveva infine confermarne la lettura, come si evince dall’ultima parte del documento.
Più nel dettaglio, le aree dalle quali venivano interdetti gli spostamenti erano quelle di Diano e di Albenga e le pene minacciate per i contravventori ricadevano non solo sugli autori dell’infrazione, ma anche su coloro che li avessero ospitati; osti, tavernieri o comuni cittadini.

La gravità della sanzione, ovvero la pena capitale, dimostra quanto seriamente venisse presa la questione e quale livello di attenzione si imponesse alla cittadinanza intera. I diffusori di un contagio da aree infette, dopo la proclamazione di un divieto, erano in tutto e per tutto assimilati ai rei di omicidio.

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Archivio di Stato di Genova, A. S. 3507 (Diversorum Comunis Ianue)

Pro officio sanitatis Ianue.
+MCCCCLXXVI die IIa aprilis.
Preconate vos preco comunis et cetera
parte magnifici ac illustris domini ducalis,
ianuensis vicegubernatoris, et spectanti1 officii
sanitatis comunis2 Ianue. Che non sia alcuna
persona de che grado, stato o
condictione se sia chi ossa ne
prexuma andare per ritornare a
lochi infrascripti contaminati
de peste, ne etiam da quelli
venire, socto pena de la vita
et3 ogni altra pena peccuniaria,
in arbitrio del dicto officio. Li qualli
lochi infecti s(on)o questi:
la ripa de Diano
et tute le ville de Albenga.
Item se comanda a tu li hostorani,
tabernari et altre persone
che ne prexumen4 socto la predicta
pena receptarli.
[S.T.] Nicolaus de Credentia, cancellarius.
Die IIIa aprilis
Nicolaus Rasperius, cintracus comunis5, retulit
hodie6 proclamasse in omnibus ut supra in locis
publicis et consuetis.

 

1 così nel testo
2comunis” aggiunto in sopralinea
3 segno abbreviativo sopra “et” frutto di errore dello scrivente
4 così nel testo
5comunis” aggiunto in sopralinea
6hodie” aggiunto prima della linea

Locandina A3 Biblioteca Malatestiana 29-02-2020.ai** EVENTO ANNULLATO **

Di concerto con l’amministrazione della Biblioteca Malatestiana di Cesena, siamo spiacenti di dover comunicare l’ANNULLAMENTO dell’incontro in oggetto, a seguito del provvedimento della Regione Emilia-Romagna in tema di profilassi Coronavirus.
Sono sospese, sino a data da destinarsi, anche le date dei successivi eventi organizzati dalla nostra Associazione: vi terremo informati sulla nuova programmazione non appena possibile.
Spiacenti per il disguido, ringraziamo per l’attenzione fin qui riposta nelle nostre attività.

Il Presidente
Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA

 

INCONTRO DIDATTICO ED ESPERIENZIALE

SABATO 29 Febbraio 2020, ore 15:45

TEMPUS LOQUENDI:
il secolo di Malatesta Novello si racconta.

4° appuntamento – Armature e protezioni

Biblioteca Malatestiana di Cesena
c/o Sala Lignea
Piazza Maurizio Bufalini, 1 – Cesena

Evento organizzato dall’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA, con il patrocinio del Comune di Cesena.

*** COMUNICATO STAMPA ***

Fin dalla sua apertura, nel 15 agosto 1454, l’Aula Nuti conserva «voci illustri o oscure di uomini e donne di quella età, che ci parlano ancora dalle loro scritture graffite sull’intonaco e sul legno dei banchi» (cit. A. Campana, 1953).

Prendendo le mosse dalle testimonianze pervenute, l’Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA (www.imagoantiqua.it) guiderà i visitatori in un’appassionante esplorazione dei primi 50 anni di vita pubblica della Biblioteca, cercando di restituire corpi e volti ideali ai suoi primi frequentatori del Tardo Quattrocento, nonché di fornire una visione a largo spettro della dimensione quotidiana nella quale essi erano immersi.

Questo quarto incontro vedrà la presenza di armati in abito storico e si svolgerà in collaborazione con l’Ass. Cult. FAMALEONIS di Forlì. Ci si soffermerà sulle difese del corpo più diffuse sui campi di battaglia, sia tra le fila dei cavalieri (homini d’arme) che delle fanterie specializzate; il pubblico, inoltre, avrà occasione di assistere dal vivo alla vestizione completa di due differenti tipologie di “armatura di piastre”, osservando i passaggi in uso all’epoca.

Sarà inoltre possibile operare confronti tra esemplari originali e repliche di qualità museale, appositamente in mostra per l’occasione, cogliendo il livello di accuratezza di cui è in grado la Ricostruzione Storica, attività fondante del sodalizio promotore dell’iniziativa.

Per informazioni:
info@imagoantiqua.it ; 349 1456380 (Segretario)

Locandina A3 Biblioteca Malatestiana 08-02-2020.aiINCONTRO DIDATTICO ED ESPERIENZIALE

SABATO 8 Febbraio 2020, ore 16:00

TEMPUS LOQUENDI:
il secolo di Malatesta Novello si racconta.

3° appuntamento – Oggetti e strumenti del quotidiano

Biblioteca Malatestiana di Cesena
c/o Sala Lignea
Piazza Maurizio Bufalini, 1 – Cesena

Evento organizzato dall’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA, con il patrocinio del Comune di Cesena.

*** COMUNICATO STAMPA ***

Fin dalla sua apertura, nel 15 agosto 1454, l’Aula Nuti conserva «voci illustri o oscure di uomini e donne di quella età, che ci parlano ancora dalle loro scritture graffite sull’intonaco e sul legno dei banchi» (cit. A. Campana, 1953).

Prendendo le mosse dalle testimonianze pervenute, l’Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA (www.imagoantiqua.it) guiderà i visitatori in un’appassionante esplorazione dei primi 50 anni di vita pubblica della Biblioteca, cercando di restituire corpi e volti ideali ai suoi primi frequentatori del Tardo Quattrocento, nonché di fornire una visione a largo spettro della dimensione quotidiana nella quale essi erano immersi.

In questo terzo incontro, condotto da relatori indossanti abiti storici, si entrerà idealmente nelle dimore del contado, così come del ceto sociale più agiato, analizzando i manufatti che comunemente potevano trovarsi al loro interno. Si accennerà agli strumenti legati all’accensione del fuoco, all’illuminazione ed al riscaldamento, con uno sguardo a contenitori e suppellettili di largo uso, apprezzandone varietà stilistiche e materiali costruttivi.

Sarà inoltre possibile operare confronti tra esemplari originali e repliche di qualità museale, appositamente in mostra per l’occasione, cogliendo il livello di accuratezza di cui è in grado la Ricostruzione Storica, attività fondante del sodalizio promotore dell’iniziativa.

Per informazioni:
info@imagoantiqua.it ; 349 1456380 (Segretario)

 

Riprese audiovideo – PARTE 1 di 3 (clicca e vedi)

Riprese audiovideo – PARTE 2 di 3 (clicca e vedi)

Riprese audiovideo – PARTE 3 di 3 (clicca e vedi)

Locandina A3 Biblioteca Malatestiana 2020.ai
INCONTRO DIDATTICO ED ESPERIENZIALE

SABATO 18 Gennaio 2020, ore 16:00

TEMPUS LOQUENDI:
il secolo di Malatesta Novello si racconta.

2° appuntamento – Armi offensive

Biblioteca Malatestiana di Cesena
c/o Sala Lignea
Piazza Maurizio Bufalini, 1 – Cesena

Evento organizzato dall’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA, con il patrocinio del Comune di Cesena.

*** COMUNICATO STAMPA ***

Fin dalla sua apertura, nel 15 agosto 1454, l’Aula Nuti conserva «voci illustri o oscure di uomini e donne di quella età, che ci parlano ancora dalle loro scritture graffite sull’intonaco e sul legno dei banchi» (cit. A. Campana, 1953).

Prendendo le mosse dalle testimonianze pervenute, l’Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA (www.imagoantiqua.it) guiderà i visitatori in un’appassionante esplorazione dei primi 50 anni di vita pubblica della Biblioteca, cercando di restituire corpi e volti ideali ai suoi primi frequentatori del Tardo Quattrocento, nonché di fornire una visione a largo spettro della dimensione quotidiana nella quale essi erano immersi.

In questo secondo incontro si entrerà nel vivo della “macchina bellica”, motore principale dell’economia malatestiana, offrendo un inquadramento generale delle varie tipologie di armi a disposizione di cavalieri, fanti e tiratori, evidenziandone caratteristiche tecnico-funzionali ed effettivo utilizzo sul campo di battaglia.

Grazie al supporto di un archeologo specializzato in armamenti, sarà inoltre possibile operare confronti tra esemplari originali e repliche di qualità museale, appositamente in mostra per l’occasione, cogliendo il livello di accuratezza di cui è in grado la Ricostruzione Storica, attività fondante del sodalizio promotore dell’iniziativa.

Per informazioni:
info@imagoantiqua.it ; 349 1456380 (Segretario)

 

Riprese audiovideo – PARTE 1 di 3 (clicca e vedi)

Riprese audiovideo – PARTE 2 di 3 (clicca e vedi)

Riprese audiovideo – PARTE 3 di 3 (clicca e vedi)


Immagini scattate durante l’evento

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