Ciotola con profilo muliebre, ingobbiata, graffita e invetriata, fine XV-inizi XVI sec (MIC Faenza, inv. 9831); a destra la sua replica (coll. IMAGO ANTIQUA).

Articolo di MARCO VIGNOLA
Pubblicato il 14.05.2021; tutti i diritti riservati.
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Anche ben oltre i limiti cronologici del XV secolo, i manufatti ceramici rappresentano un elemento imprescindibile nel mondo ricostruttivo, non soltanto per i legami con la realtà storica che desideriamo riproporre, ma soprattutto per la loro intrinseca funzionalità quotidiana.

Tralasciando il pentolame da fuoco, il cui impiego richiede l’apprestamento di una cucina e di un focolare, la semplice ceramica da mensa è il compendio naturale di ogni banchetto e di ogni mescita, così come ciotole e scodelle sono un’alternativa più igienica (e storicamente inappuntabile) alle stoviglie in legno.

Non è ovviamente questa la sede per addentrarci nel merito della produzione ceramica del passato, perché troppe sono le tipologie susseguitesi nei secoli, con caratteristiche talvolta così chiare da permetterne una precisa collocazione produttiva geografica e temporale.
Ciò che qui preme, semmai, è indicare alcuni dei punti che rendono assai complessa una replica moderna dei manufatti antichi: problematica certamente viva in ogni ambito ricostruttivo (si pensi per esempio ai tessuti o alla difficile reperibilità di certi legnami stagionati e di giusta misura), ma particolarmente acuta quando si confrontino i prodotti di botteghe moderne e le ceramiche di antiche officine.

Piatto faentino in maiolica con profilo muliebre, famiglia gotico floreale, terzo quarto del XV secolo (coll. privata); a destra la sua replica (coll. IMAGO ANTIQUA).

Piatto faentino in maiolica con profilo muliebre, famiglia gotico floreale, terzo quarto del XV secolo (coll. privata); a destra la sua replica (coll. IMAGO ANTIQUA).

Il lavoro del ricostruttore storico, è risaputo, si scontra quotidianamente con la chimera di una “perfezione totale”, oggettivamente irraggiungibile, e la necessità di un compromesso sulla storicità delle repliche presentate: si tratta pertanto di un costante work in progress, ovvero di un processo di avvicinamento alla materialità del passato, condizionato tuttavia dalla disponibilità di materie prime adeguate e di strutture produttive idonee a ripercorrere i passi degli antichi artefici, ponendo il piede sulle medesime orme.

Tornando alla ceramica e limitandoci alle repliche bassomedievali, il principale limite alla loro perfetta ricostruzione è dato dalla difficoltà di reperimento di materie prime adeguate.

E’ risaputo che ogni ceramica rivestita subiva almeno due processi di cottura: il primo a corpo “nudo” e il secondo finalizzato a fondere la materia di rivestimento. La seconda cottura lasciava tuttavia scoperte alcune zone del biscotto, specie sotto il piede, a testimoniare la natura delle argille impiegate nella foggia. Nonostante i processi di depurazione cui venivano sottoposte, queste argille conservavano spesso degli inclusi e avevano colorazioni e caratteristiche specifiche a seconda degli ateliers d’origine.

Piede di panata orvietana o viterbese in maiolica arcaica (seconda metà XIV secolo; cfr Sconci 2011, p.74, n.88) a confronto con una replica moderna di maiolica arcaica (coll. IMAGO ANTIQUA).

Piede di panata orvietana o viterbese in maiolica arcaica (seconda metà XIV secolo; cfr Sconci 2011, p.74, n.88) a confronto con una replica moderna di maiolica arcaica (coll. IMAGO ANTIQUA).

La riproduzione perfetta di un manufatto ceramico, pertanto, richiederebbe il recupero delle stesse argille usate in passato per ogni specifica tipologia e fabbrica, oltre a una loro complessa depurazione con le stesse tecniche antiche: processo forse non impossibile, ma certamente assai costoso e poco giustificabile sul piano commerciale. Le argille moderne, d’altro canto, si mostrano in genere assai più raffinate rispetto alle controparti antiche, segnando già in questo dettaglio un elemento di discontinuità (vedi foto dei piedi a confronto).

In seconda battuta, la resa estetica degli smalti e delle vetrine moderne tende a discostarsi dai prototipi per una maggiore “pulizia” e perfezione dell’insieme, mentre quelli antichi manifestano spesso bollosità, cavillature e disomogenei addensamenti, con un aspetto decisamente più irregolare.

Piccolo boccale a guisa di panata, Orvieto o Viterbo, fine XV secolo (coll. privata).

Piccolo boccale a guisa di panata, Orvieto o Viterbo, fine XV secolo (coll. privata).

Piccolo boccale a guisa di panata, Orvieto o Viterbo, fine XV secolo (coll. privata).

Visione di dettaglio sulle imperfezioni superficiali.

In questo senso, anche le condizioni di cottura in fornaci più primitive rispetto ai forni elettrici contemporanei, con una imperfetta distribuzione termica e pezzi accatastati in ogni ordine (e con volumi produttivi ben distanti da quelli delle repliche moderne), contribuiva a questa resa meno impeccabile delle coperture; dettaglio anch’esso dirimente nella distinzione tra una replica ed un manufatto originale.

Dettaglio dello smalto di un boccale di Motelupo Fiorentino (Berti 1997, gruppo 10.1, 1430-60; coll. privata).

Dettaglio dello smalto di un boccale di Motelupo Fiorentino (Berti 1997, gruppo 10.1, 1430-60; coll. privata).

Dettaglio di ciotola dall'ospedale di S. Maria della Scala (1436), dove si evidenziano le cavillature dello smalto e le sue bollosità (coll. privata).

Dettaglio di ciotola dall’Ospedale di S. Maria della Scala (1436), dove si evidenziano le cavillature dello smalto e le sue bollosità (coll. privata).

Se questi fattori rappresentano un limite difficilmente sormontabile, sul piano delle forme e dei colori la mano degli artefici moderni può invece reggere il passo delle produzioni antiche ed è su di essi, a mio avviso, che il ricostruttore dovrebbe oggi concentrarsi.
La correttezza delle forme e delle cromie, infatti, può senz’altro bilanciare le mancanze e rendere il compromesso pienamente accettabile, anche nell’ottica di una didattica di tipo museale.

Boccale del tardo XV sec, famiglia gotico floreale, con ornato faentino “a penna di pavone”, conservato presso il Museo della Città di Rimini (Collezione Cucci); a destra la sua replica (coll. IMAGO ANTIQUA).

Boccale del tardo XV sec, famiglia gotico floreale, con ornato faentino “a penna di pavone”, Museo della Città di Rimini (coll. Cucci); a destra la sua replica (coll. IMAGO ANTIQUA).


Di seguito un video-intervento di approfondimento relativo alla maiolica italiana nel Quattrocento, tratto da un workshop organizzato da IMAGO ANTIQUA nel 2016:


Bibliografia:

- BERTI F. 1997, Storia della ceramica di Montelupo: uomini e fornaci in un centro di produzione dal XIV al XVIII secolo, vol. I, Montelupo Fiorentino.

- GARDELLI G. 1984, 5 secoli di maiolica a Rimini. Dal ‘200 al ‘600, Ferrara.

- LUSUARDI SIENA S. 1994, Ad mensam. Manufatti d’uso da contesti archeologici fra tarda antichità e medioevo, Udine.

- SCONCI M. S. 2011 (a cura di), Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto: Ceramiche, Prato.