Articolo di MARCO VIGNOLA
Pubblicato il 04.12.2025; tutti i diritti riservati.
Francesco Missaglia dei Negroni da Ello, figlio del noto Tommaso e fratello dell’altrettanto celebre Antonio, malato ormai da tempo, il 24 agosto 1469 dettò al notaio Iacobino de Brena il proprio testamento, giunto a noi in una copia autentica probabilmente seicentesca.
Uomo di provata fede (come testimoniato dai numerosi legati “pro anima” destinati a opere religiose e in particolare a una costruenda cappella di famiglia in Santa Maria in Beltrade), tra i vari passaggi delle sue ultime volontà egli destinò un paio di capi in tessuti preziosi alla realizzazione di due palli liturgici.
Tale pratica, già ben nota agli addetti ai lavori, trova precisi riscontri nella sartoria di numerosi paramenti giunti fino ai nostri giorni, ma le precise descrizioni del testamento in oggetto risultano comunque piuttosto interessanti.
In entrambi i casi Francesco donava una giornea (iornea) perché venisse riadattata a pallio (pallium). La prima veniva descritta come “ducali ab arco” con divise araldiche ad essa applicate (cum divisiis super ea exitentibus). Poco chiaro mi risulta il senso di “ab arco” in tale contesto, ma non si può escludere un errore di trascrizione da parte del copista, per quanto sembri confermata la sua natura di veste araldica con qualche impresa ducale applicata.
Era questo certamente il caso della seconda giornea destinata a Santa Maria in Beltrade, per la quale si parla chiaramente di un donativo dello stesso duca di Milano e di armi ducali ed un cimiero ivi ricamato, verosimilmente corrispondente all’impresa ducale del cimiero col drago crestato impresso su molte monete sforzesche.
La vicinanza della famiglia Missaglia alla casa ducale, d’altro canto, risulta pienamente conclamata già dai tempi dell’amicizia diretta e personale di Tommaso Missaglia col duca Francesco Sforza; contiguità poi mantenuta dal figlio Antonio fino alla sua morte. Per quanto figura certamente meno nota nell’alveo della dinastia, anche Francesco era parte integrante dell’atelier Missaglia, condividendo la residenza con Antonio e rappresentando la bottega paterna alla corte di Francia, presso la quale nel 1468 si recò di persona per consegnare al re l’armatura commissionata, ricevendone in omaggio 12 tazze d’argento citate nello stesso inventario.
La presenza di una giornea araldica donata dal duca tra i beni testamentari, pertanto, potrebbe riferirsi proprio a questo viaggio in terra francese, ove poco prima di morire Francesco ebbe il compito di rappresentare non soltanto l’eccellenza della bottega di famiglia, ma più in generale quella di Milano e del suo duca.

Milano, Archivio Luoghi pii elemosinieri, Araldico-Genealogico, Famiglie, 306
Trascrizione delle parti relative alle due giornee:
“Item volo, statuo et ordino ac iubeo et mando quod infrascripti heredes mei teneant et debeant fieri facere paleum unum de mea iornea ducali ab arco cum divisiis super ea exixtentibus et ipsum paleum facere forniri et sic factum teneantur tradere, dimittere et relaxare capellae dominae Sanctae Mariae de S. Celso Mediolani…”.
Alla cappella construenda in Santa Maria in Beltrade egli dona “iorneam meam recamatam cum cimerio mihi largitam per illustrissimum principem dominum meum ducem Mediolani, et de qua iornea fiat per dominos infrascriptos heredes meos unum paleum ad altare ipsius capellae, cum ipso cimerio et aliis armis super ea exixtentibus…”
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SUGGERIMENTI DI APPROFONDIMENTO
Per una panoramica generale sulle fonti edite relative alla famiglia Missaglia, si veda: Ceccarelli D. 2007, I Missaglia: armaioli del secolo XV, in “Clio. Rivista trimestrale di studi storici”.
In tema di utilizzo dei tessuti serici come abbellimenti di vesti liturgiche, segnaliamo l’interessante mostra Tesori di seta. Capolavori tessili dalla donazione Falletti, che si terrà presso il Museo del Tessuto di Prato fino al 3 maggio 2026.










