MantaSalaBaronale

Articolo di ANDREA CARLONI
Pubblicato il 03.04.2020; tutti i diritti riservati.
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Mentre copiose risultano le attestazioni di mutande maschili, ricorrenti almeno dall’epoca longobarda (1), assai scarse e talvolta enigmatiche sono quelle relative alle controparti femminili, soprattutto quando si tratti di espressioni artistiche.

Tra gli affreschi della Sala Baronale del Castello della Manta (CN), databili al pieno gotico internazionale (1420-25 c.), vi sono svariate raffigurazioni di uomini e donne che, liberatisi delle proprie vesti, si accingono a immergersi nella cosiddetta “Fontana della Giovinezza”, posta al centro della scena.

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Sul lato sinistro della vasca, in piedi, appare un soggetto in déshabillé corrispondente certamente ad una donna, in quanto mostra un asciugatoio avvolto sul capo ed una camicia lunga fino alla caviglia, tipici attributi del gentil sesso nel Tardo Medioevo.
In trasparenza, inoltre, ingrandendo al massimo l’immagine ed incrementando il contrasto, si nota piuttosto chiaramente il seno, non molto prosperoso, mentre più sotto scorgiamo quelle che paiono essere “mutande ante litteram”, sotto forma di fasce, forse più avvolgenti e versatili nel fronteggiare i disagi del ciclo mestruale (?).

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Sebbene tale immagine sia ben nota e largamente diffusa, le versioni generalmente disponibili non posseggono una risoluzione sufficiente a sciogliere il dubbio circa l’effettiva presenza di pennellate all’altezza del pube; di primo acchito, in effetti, si potrebbe pensare ad una possibile degenerazione della superficie pittorica, oppure ad un espediente dell’artista teso ad enfatizzare la pelle grinzosa della non giovanissima bagnante.

Carico di perplessità, nel luglio 2018 mi sono recato sul posto. Osservando l’affresco a distanza ravvicinata, ho potuto constatare all’istante che, in effetti, il tratto controverso è realmente presente – confermando che la percezione non è falsata da alterazioni di colore o intonaco, oggettivamente limitate a pochi centimetri e comunque poste al di fuori della zona d’interesse – ed è stato intenzionalmente apposto dall’artista, con diversa cromia rispetto alla pelle, a significare un panneggio visibile in trasparenza attraverso la camicia.

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Per quanto non si possa esprimere un giudizio definitivo sul pattern sartoriale dell’indumento in argomento, quella di Manta integra una chiara evidenza iconografica in tema di “intimo femminile” del Tardo Medioevo, finora apparentemente ignorata dai cultori di storia del costume e, stante l’assenza di reperti noti (2), necessariamente da porre in relazione con le esigue tracce documentarie finora raccolte.
Di seguito si cercherà di fornirne alcune, nell’auspicio che altri possano concorrere ad incrementarne il novero con ulteriori segnalazioni.

Tra le citazioni più pregnanti, a mio parere vi è quella fornita in tempi recenti dalla prof. Davanzo Poli (2006) nel regesto di un lascito dotale vergato ad Aviano il 24 agosto 1400 e conservato presso l’Archivio dell’IRE di Venezia, SOC E 5,2, fasc. di 13 pergamene.
Da esso si apprende che
«(…) Nicolosio di Domenico riceve da Domenico e Pietro, figli di Zanetto, una dote per la moglie di suo figlio Benvento, con inventario di biancheria e vesti» tra le quali compaiono anche tres interculas novas et veteres. (3)

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Un po’ più indietro nel tempo, il Tramontana (1993) riportava testualmente quanto segue:

«E proprio in qualche fonte notarile si trovano, fin dalla fine del secolo XIII, sporadici riferimenti a mutande, termine ambiguo col quale non è chiaro se si intendeva il capo di biancheria intima maschile e femminile o le brache, cioè i calzoni ai quali si è già fatto cenno. Fra i beni di una panettiera di Palermo, registrati il 18 novembre 1298 nelle imbreviature del notaio Adamo de Cittella, si trova un paio di mutande chiamate par unum de interulis et serabolis, e nel corredo di Antonia Gancitano, del 1476, sono registrate interulas tres muliebres che volevano dire appunto brache, come allora erano chiamate le mutande: e sono le sole testimonianze sull’indumento femminile che, fra i numerosissimi documenti consultati, è stato possibile rintracciare».

Il medesimo autore accenna a strophium e subligaculum romani, fasce femminili rispettivamente assimilabili a prototipi di reggiseno e slip, raffigurate indosso a giovani fanciulle nel pavimento musivo della villa romana del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna.

Piazza Armerina (Wikipedia)

Dopo aver affermato che ancora nel XVI secolo le donne, anche appartenenti al ceto abbiente, non portavano mutande in quanto foriere di allusioni oscene o comunque fortemente sconvenienti per il sentire sociale dell’epoca, richiama un discutibile aneddoto della tradizione che vorrebbe in Caterina de’ Medici la prima ad aver inaugurato l’uso delle mutande tra le nobili di Francia. (4)

Da parte sua, R. L. Pisetzky (1964), nel secondo volume dell’opera monumentale Storia del costume in Italia, segnala un generico «testamento del Trecento» in cui un paio di mutande «viene lasciato in eredità da un prete ad una donna»; senz’altro specificare, la studiosa assume che debba trattarsi di un capo intimo femminile realmente utilizzato dalla beneficiaria, diversamente la disposizione apparirebbe quantomeno insolita. (5)

Determinato ad ottenere ulteriori informazioni relative al documento predetto, attività piuttosto sfidante considerata la difficile reperibilità delle opere citate in bibliografia, mi sono imbattuto nelle preziose risorse digitali offerte dall’Archivio di Studi Adriatici (ASA) dell’Istituto di Scienze Marine ISMAR-CNR di Venezia.
Attraverso di esse mi è stato possibile restituire una precisa identità al
de cuius ed alla legataria in argomento, isolando la «Cedola testamentaria di Marco Novagero pievano di S. Simeone profeta», rogata a Rialto in data 1° aprile 1309 e conservata presso l’Archivio di Stato di Venezia, sez. notarile, rogiti Marco pievano di S. Stefano, busta 337, reg. c. 1.; di tale pergamena, registrata già al tempo come “molto guasta”, si ignora l’attuale stato di conservazione.
Scorrendo l’elencazione delle disposizioni, si legge, per quanto rileva ai nostri fini, che tal Marco Novagero lega a sua nipote Lena tuti so drappi de doso et soe mudande et soe çoiete [ndr, leggasi “zoiete”].

Tengo a precisare che è il Molmenti (1927) ad estrapolare la citazione del lascito in questione (6), indicando la collocazione della sua trascrizione integrale in un ormai datato contributo di storiografia linguistica di Bertanza e Lazzarini (1891) dedicato al dialetto veneziano. (7)

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Note:

(1) Secondo il racconto di Paolo Diacono (720-799 d.C.), Alahis, Duca di Trento, accolse con arroganza un diacono che portava un’ambasciata per conto di Damiano, Vescovo di Pavia, avvertendolo che lo avrebbe introdotto al suo cospetto solo se avesse indosso mutande pulite («si munda femoralia habet»). Cfr. C. FRUGONI, Medioevo sul naso. Occhiali bottoni e altre invenzioni medievali, Editori Laterza, 2004, p. 110.

(2) Durante gli scavi effettuati al Castello di Lengber (Austria), avviati nel 2008, è stata rinvenuta una gran mole di reperti tessili databili tra 1440 e 1480 circa, tra i quali anche uno slip che, a seguito di approfonditi esami, è stato classificato come maschile. Cfr. P. FABBRI, La moda italiana nel XV secolo. Abbigliamento e accessori, Bookstones, Rimini, 2017, p. 34.

(3) D. DAVANZO POLI, Arti decorative a Venezia come fonti iconografiche di moda. Secoli XIV-XV, in Dalla testa ai piedi. Costume e moda in età gotica, Provincia Autonoma di Trento, Trento, 2006, p. 219.

(4) S. TRAMONTANA, Vestirsi e travestirsi in Sicilia, Sellerio Editore, Palermo, 1993, pp. 136-137 (cfr. testo e note 276 e 284).

(5) R.L. PISETZKY, Storia del costume in Italia, Istituto Editoriale Italiano, Milano, 1964, Volume II, pp. 144 e 287.

(6) P. MOLMENTI, La storia di Venezia nella vita privata dalle origini alla caduta della Repubblica, VII edizione, Parte prima. La grandezza, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, Bergamo, 1927, p. 385, nota 2. Si veda online: http://asa.archiviostudiadriatici.it/islandora/object/libria%3A319543#page/412/mode/2up [consultato il 01.04.2020]

(7) E. BERTANZA – V. LAZZARINI, Il dialetto veneziano fino alla morte di Dante Alighieri 1321. Notizie e documenti editi e inediti raccolti da Enrico Dr. Bertanza e Vittorio Dr. Lazzarini, Tipografia Editrice di M. S. fra Compositori Tipografi, Venezia, 1891, p. 15. Si veda online: https://archive.org/details/DialettoVenezianoDante/page/n25/mode/2up [consultato il 01.04.2020]



Cuffia_malato_S. Fiorenzo (Bastia Mondovì)_foto ACarloni_2011

Articolo di MARCO VIGNOLA
Pubblicato il 02.03.2020; tutti i diritti riservati.
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In una delle ricerche d’archivio condotte anni or sono, rimasi affascinato da un breve documento del 2 aprile 1476 che, sebbene in poche righe, descriveva perfettamente il rapporto “difficile” delle società passate con il rischio di una pandemia.

Il trauma della grande peste del 1347-49, a oltre un secolo di distanza, era tutt’altro che sopito e la vigilanza contro l’episodico ripetersi di focolai d’infezione era sempre altissima. Nonostante una totale ignoranza degli agenti patogeni responsabili del contagio, il concetto di trasmissione da uomo ad uomo era chiarissimo e in mancanza di ogni terapia efficace si ricorreva all’unica forma di profilassi ancora oggi adottata: la quarantena e la limitazione degli spostamenti dalle aree di contagio.

Una volta identificate le zone dei principali focolai, l’ufficio di sanità imponeva un bando su ogni spostamento dalle aree a rischio, valido per chiunque, senza la minima distinzione di ceto. Tale bando, una volta diramato, veniva “gridato” pubblicamente dal cintraco (il pubblico banditore) nei luoghi a ciò deputati e costui doveva infine confermarne la lettura, come si evince dall’ultima parte del documento.
Più nel dettaglio, le aree dalle quali venivano interdetti gli spostamenti erano quelle di Diano e di Albenga e le pene minacciate per i contravventori ricadevano non solo sugli autori dell’infrazione, ma anche su coloro che li avessero ospitati; osti, tavernieri o comuni cittadini.

La gravità della sanzione, ovvero la pena capitale, dimostra quanto seriamente venisse presa la questione e quale livello di attenzione si imponesse alla cittadinanza intera. I diffusori di un contagio da aree infette, dopo la proclamazione di un divieto, erano in tutto e per tutto assimilati ai rei di omicidio.

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Archivio di Stato di Genova, A. S. 3507 (Diversorum Comunis Ianue)

Pro officio sanitatis Ianue.
+MCCCCLXXVI die IIa aprilis.
Preconate vos preco comunis et cetera
parte magnifici ac illustris domini ducalis,
ianuensis vicegubernatoris, et spectanti1 officii
sanitatis comunis2 Ianue. Che non sia alcuna
persona de che grado, stato o
condictione se sia chi ossa ne
prexuma andare per ritornare a
lochi infrascripti contaminati
de peste, ne etiam da quelli
venire, socto pena de la vita
et3 ogni altra pena peccuniaria,
in arbitrio del dicto officio. Li qualli
lochi infecti s(on)o questi:
la ripa de Diano
et tute le ville de Albenga.
Item se comanda a tu li hostorani,
tabernari et altre persone
che ne prexumen4 socto la predicta
pena receptarli.
[S.T.] Nicolaus de Credentia, cancellarius.
Die IIIa aprilis
Nicolaus Rasperius, cintracus comunis5, retulit
hodie6 proclamasse in omnibus ut supra in locis
publicis et consuetis.

 

1 così nel testo
2comunis” aggiunto in sopralinea
3 segno abbreviativo sopra “et” frutto di errore dello scrivente
4 così nel testo
5comunis” aggiunto in sopralinea
6hodie” aggiunto prima della linea

Locandina A3 Biblioteca Malatestiana 29-02-2020.ai** EVENTO ANNULLATO **

Di concerto con l’amministrazione della Biblioteca Malatestiana di Cesena, siamo spiacenti di dover comunicare l’ANNULLAMENTO dell’incontro in oggetto, a seguito del provvedimento della Regione Emilia-Romagna in tema di profilassi Coronavirus.
Sono sospese, sino a data da destinarsi, anche le date dei successivi eventi organizzati dalla nostra Associazione: vi terremo informati sulla nuova programmazione non appena possibile.
Spiacenti per il disguido, ringraziamo per l’attenzione fin qui riposta nelle nostre attività.

Il Presidente
Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA

 

INCONTRO DIDATTICO ED ESPERIENZIALE

SABATO 29 Febbraio 2020, ore 15:45

TEMPUS LOQUENDI:
il secolo di Malatesta Novello si racconta.

4° appuntamento – Armature e protezioni

Biblioteca Malatestiana di Cesena
c/o Sala Lignea
Piazza Maurizio Bufalini, 1 – Cesena

Evento organizzato dall’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA, con il patrocinio del Comune di Cesena.

*** COMUNICATO STAMPA ***

Fin dalla sua apertura, nel 15 agosto 1454, l’Aula Nuti conserva «voci illustri o oscure di uomini e donne di quella età, che ci parlano ancora dalle loro scritture graffite sull’intonaco e sul legno dei banchi» (cit. A. Campana, 1953).

Prendendo le mosse dalle testimonianze pervenute, l’Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA (www.imagoantiqua.it) guiderà i visitatori in un’appassionante esplorazione dei primi 50 anni di vita pubblica della Biblioteca, cercando di restituire corpi e volti ideali ai suoi primi frequentatori del Tardo Quattrocento, nonché di fornire una visione a largo spettro della dimensione quotidiana nella quale essi erano immersi.

Questo quarto incontro vedrà la presenza di armati in abito storico e si svolgerà in collaborazione con l’Ass. Cult. FAMALEONIS di Forlì. Ci si soffermerà sulle difese del corpo più diffuse sui campi di battaglia, sia tra le fila dei cavalieri (homini d’arme) che delle fanterie specializzate; il pubblico, inoltre, avrà occasione di assistere dal vivo alla vestizione completa di due differenti tipologie di “armatura di piastre”, osservando i passaggi in uso all’epoca.

Sarà inoltre possibile operare confronti tra esemplari originali e repliche di qualità museale, appositamente in mostra per l’occasione, cogliendo il livello di accuratezza di cui è in grado la Ricostruzione Storica, attività fondante del sodalizio promotore dell’iniziativa.

Per informazioni:
info@imagoantiqua.it ; 349 1456380 (Segretario)

Locandina A3 Biblioteca Malatestiana 08-02-2020.aiINCONTRO DIDATTICO ED ESPERIENZIALE

SABATO 8 Febbraio 2020, ore 16:00

TEMPUS LOQUENDI:
il secolo di Malatesta Novello si racconta.

3° appuntamento – Oggetti e strumenti del quotidiano

Biblioteca Malatestiana di Cesena
c/o Sala Lignea
Piazza Maurizio Bufalini, 1 – Cesena

Evento organizzato dall’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA, con il patrocinio del Comune di Cesena.

*** COMUNICATO STAMPA ***

Fin dalla sua apertura, nel 15 agosto 1454, l’Aula Nuti conserva «voci illustri o oscure di uomini e donne di quella età, che ci parlano ancora dalle loro scritture graffite sull’intonaco e sul legno dei banchi» (cit. A. Campana, 1953).

Prendendo le mosse dalle testimonianze pervenute, l’Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA (www.imagoantiqua.it) guiderà i visitatori in un’appassionante esplorazione dei primi 50 anni di vita pubblica della Biblioteca, cercando di restituire corpi e volti ideali ai suoi primi frequentatori del Tardo Quattrocento, nonché di fornire una visione a largo spettro della dimensione quotidiana nella quale essi erano immersi.

In questo terzo incontro, condotto da relatori indossanti abiti storici, si entrerà idealmente nelle dimore del contado, così come del ceto sociale più agiato, analizzando i manufatti che comunemente potevano trovarsi al loro interno. Si accennerà agli strumenti legati all’accensione del fuoco, all’illuminazione ed al riscaldamento, con uno sguardo a contenitori e suppellettili di largo uso, apprezzandone varietà stilistiche e materiali costruttivi.

Sarà inoltre possibile operare confronti tra esemplari originali e repliche di qualità museale, appositamente in mostra per l’occasione, cogliendo il livello di accuratezza di cui è in grado la Ricostruzione Storica, attività fondante del sodalizio promotore dell’iniziativa.

Per informazioni:
info@imagoantiqua.it ; 349 1456380 (Segretario)

 

Riprese audiovideo – PARTE 1 di 3 (clicca e vedi)

Riprese audiovideo – PARTE 2 di 3 (clicca e vedi)

Riprese audiovideo – PARTE 3 di 3 (clicca e vedi)

Locandina A3 Biblioteca Malatestiana 2020.ai
INCONTRO DIDATTICO ED ESPERIENZIALE

SABATO 18 Gennaio 2020, ore 16:00

TEMPUS LOQUENDI:
il secolo di Malatesta Novello si racconta.

2° appuntamento – Armi offensive

Biblioteca Malatestiana di Cesena
c/o Sala Lignea
Piazza Maurizio Bufalini, 1 – Cesena

Evento organizzato dall’Associazione Culturale IMAGO ANTIQUA, con il patrocinio del Comune di Cesena.

*** COMUNICATO STAMPA ***

Fin dalla sua apertura, nel 15 agosto 1454, l’Aula Nuti conserva «voci illustri o oscure di uomini e donne di quella età, che ci parlano ancora dalle loro scritture graffite sull’intonaco e sul legno dei banchi» (cit. A. Campana, 1953).

Prendendo le mosse dalle testimonianze pervenute, l’Ass. Cult. IMAGO ANTIQUA (www.imagoantiqua.it) guiderà i visitatori in un’appassionante esplorazione dei primi 50 anni di vita pubblica della Biblioteca, cercando di restituire corpi e volti ideali ai suoi primi frequentatori del Tardo Quattrocento, nonché di fornire una visione a largo spettro della dimensione quotidiana nella quale essi erano immersi.

In questo secondo incontro si entrerà nel vivo della “macchina bellica”, motore principale dell’economia malatestiana, offrendo un inquadramento generale delle varie tipologie di armi a disposizione di cavalieri, fanti e tiratori, evidenziandone caratteristiche tecnico-funzionali ed effettivo utilizzo sul campo di battaglia.

Grazie al supporto di un archeologo specializzato in armamenti, sarà inoltre possibile operare confronti tra esemplari originali e repliche di qualità museale, appositamente in mostra per l’occasione, cogliendo il livello di accuratezza di cui è in grado la Ricostruzione Storica, attività fondante del sodalizio promotore dell’iniziativa.

Per informazioni:
info@imagoantiqua.it ; 349 1456380 (Segretario)

 

Riprese audiovideo – PARTE 1 di 3 (clicca e vedi)

Riprese audiovideo – PARTE 2 di 3 (clicca e vedi)

Riprese audiovideo – PARTE 3 di 3 (clicca e vedi)


Immagini scattate durante l’evento

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